giovedì 9 maggio 2013

Articolo: un microchip che parla ai neuroni



BOLOGNA - Un microchip trasparente, biocompatibile ed organico (quindi con un basso rischio di rigetto) capace di "parlare" e interagire con il funzionamento dei neuroni. Un'innovazione che potrà condurre, in futuro, alla "riparazione" dei neuroni malfunzionanti ad esempio per un trauma o per il morbo di Parkinson. La nuova piattaforma è stata creata dai ricercatori del Cnr di Bologna ed è stata pubblicata sulla rivista Nature Materials, una delle più prestigiose al mondo nel campo della scienza e la tecnologia dei materiali.



Il punto di partenza è stato individuare nuove tecniche, non invasive, per migliorare la conoscenza dei complicati processi che regolano il cervello. La ricerca ha dimostrato che si può stimolare l'attività neuronale, 'manipolarla', e conseguentemente leggerla. Lo strumento, un elettrostimolatore chiamato Ocst (Organic cell stimulating and sensing transistor), prevede una stimolazione e registrazione bidirezionale dell'attività dei neuroni. "In pratica - spiega il coordinatore del progetto Michele Muccini, responsabile del Cnr-Ismn di Bologna - l'elettronica organica trasparente riesce a rimanere per lungo tempo a contatto con i neuroni senza che questi vengano danneggiati, essendo biocompatibile. Il transistor è organico, dunque, molto più appetibile degli altri materiali usati fino ad oggi come il silicio".

Un domani, spiegano i ricercatori, la capacità di interazione tra cellule nervose e dispositivo potrebbe avere applicazioni per la rigenerazione del tessuto nervoso periferico compromesso dopo incidenti traumatici o malattie degenerative come il morbo di Parkinson oppure nella diagnosi precoce di eventi epilettici. Inoltre, lo sviluppo di questa piattaforma, potrà portare benefici anche all'industria chimico farmaceutica per lo screening a basso costo degli effetti di sostanze chimiche sulle cellule.

Insieme al Cnr, il progetto è stato realizzato grazie agli istituti Ismn (Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati) e Isof (Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività) con la collaborazione dell'Istituto italiano di tecnologia (Iit) ed E. t. c., spin off del Cnr e start up del gruppo Saes. Nei prossimi tre anni, l'obiettivo dei ricercatori è di sperimentare l'utilizzo del microchip non solo in vitro (come è stato fatto sugli animali fino ad oggi) ma anche in vivo. La ricerca ha beneficiato di finanziamenti pubblici (europei e regionali) ed, in parte, anche privati.

tratto da: Repubblica.it