giovedì 30 marzo 2017

Firenze, Spring School Ageing Society




 
  
 
 con il patrocinio di       
   




L'International  Center for Studies on Educational Methodologies - ICSEM è lieto di invitarLa alla Spring School
AGEING SOCIETYPREVENZIONE, RIABILITAZIONE, BENESSERE
ANZIANI-PROTAGONISTI E METODOLOGIE DI CAPACITAZIONE
28 aprile 2017, ore 15.00-18.30; 29 aprile 2017, ore 9.00-17.30
Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux, Sala Ferri, Palazzo Strozzi, Firenze
Destinatari
La Spring School 2017 si rivolge a ricercatori, terapisti, insegnanti, educatori, formatori, interessati ad approfondire il tema del disfunzionamento cognitivo in età avanzata, in vista di un approccio integrato che coniughi assistenza, terapia e formazione.
Programma
28 aprile 2017    
ore 14.30   
Accoglienza e registrazione dei partecipanti
ore 15.00
Apertura dei lavori
ore 15.15 
Umberto Margiotta, Università Ca' Foscari di Venezia, presidente ICSEM
    Le sfide dell'invecchiamento attivo

ore 15.45
Lamberto Maffei, Istituto di Neurofisiologia CNR di Pisa
    Lectio Magistralis, Il cammino di Lamberto

ore 16.45
Alberto Angeli, Professore Emerito di Medicina Interna, Università di Torino
    Lectio Magistralis, I ritmi circadiani nell'arco della vita
ore 17.45
Chiara Chicco, Mediation A.R.R.C.A., Centro di formazione Feuerstein
    The Elderly Program dell'Istituto Feuerstein: il potenziamento cognitivo in età avanzata

ore 18.00
Conclusioni



29 aprile 2017   
ore 9.00  
Interventi programmati dei partecipanti sulle aree individuate nel call for papers
Coordina: Sandra Damnotti

ore 12.00  
Franca Pinto Minerva, Università di Foggia
    Lectio Magistralis, L'anziano e i saperi verdi

ore 13.30  
Chiusura della seconda sessione

ore 15.00
Umberto Margiotta
    Prospettive di intervento: quali servizi per l'anziano-protagonista

ore 16.00
Sintesi dei contributi presentati e discussione

ore 17.30
Chiusura dei lavori



Comitato Scientifico
Umberto Margiotta, Università Ca' Foscari di Venezia
Dario Ianes, Libera Università di Bolzano

9 crediti ECM per tutte le professioni sanitarie
 Sono stati richiesti all'Istituto Feuerstein i crediti CPD (Due crediti, sostitutivi di due lezioni on line)
Tariffe
Quota di iscrizione: € 125,00 ( di cui € 80,00 a titolo quota associativa ICSEM 2017)
Quote aggiuntive facoltative: € 25,00 per chi richiede i crediti ECM; € 50,00 per chi richiede i crediti CPD.
L'iscrizione è gratuita per gli autori dei contributi ammessi alla Spring School. 
Modalità di iscrizione
Compilare il modulo online e  versare entro il 14 aprile 2017 la quota di iscrizione e le eventuali quote aggiuntive mediante bonifico bancario a:
ICSEM - INTERNATIONAL CENTER FOR STUDIES ON EDUCATIONAL METHODOLOGIES
IBAN:  IT54 N033 5901 6001 0000 0076 372 
Per informazioni 
INTERNATIONAL CENTER FOR STUDIES ON EDUCATIONAL METHODOLOGIES – ICSEM
Segreteria amministrativa: Mediation A.R.R.C.A. – via dei Mille, 48 – 10123 Torino
tel. 011 882089 / 337 144 0582
info@icsem.it    info@mediationarrca.it
www.icsem.it    www.mediationarrca.it 
    

domenica 15 gennaio 2017

La paura di sbagliare: la didattica e le sue responsabilità nello sviluppo di competenze.

Tempo fa è stato pubblicato uno studio sulla “Difficoltà di apprendimento”. Si affrontavano numerosi aspetti, ma uno particolarmente importante non era stato considerato ossia la paura di poter sbagliare che di per sé può essere un freno.

In un suo scritto, Nenad Suciz individuava in quello che era l’ambiente scolastico quello che è di certo un fattore determinante con molte implicazioni. Fattore che era proprio la paura di sbagliare che si può riscontrare in numerosi studenti di ogni età.
 Questo timore li porta ad avere un atteggiamento negativo e pessimista che li frena come se si dicessero “Che mi impegno a fare? Tanto non ci riesco e farò solo una figuraccia”. Insomma, una forte autocritica a priori tutt’altro che positiva e stimolante a fare il meglio e a dare il meglio.
paura di sbagliare
 Ai giorni d’oggi vige ancora un sistema formativo/educativo che si basa per lo più su una netta distinzione tra le parti: di qua gli insegnanti impegnati nel trasmettere il proprio “saperedi là gli studenti che devono stare al loro posto con disciplina per ascoltare, assimilare, apprendere, ripetere quanto spiegato dal docente oppure hanno letto sui libri di testo. Ecco che vi è una sorta di appiattimento lineare, ossia gli allievi che si trovano tutti a dover apprendere la medesima cosa e ad esporla nel medesimo modo in cui loro è stata spiegata. Insomma, un conformismo che di certo non stimola la voglia di “vedere oltre”, di scoprire quello che è al di là delle pagine di un libro o delle parole del docente.
 Si innesca, quindi, una sorta di competitività tra gli studenti. Nessuno vuole sbagliare e chi sbaglia, non di rado, prova un forte senso di inadeguatezza e di fallimento per non essere stato all’altezza degli altri nel ripetere quello che gli altri avevano invece assimilato, seppur meccanicamente e passivamente.

pubblicato da Maria Luisa Binocoli

Articolo: relazione genitori- figli.

Genitori spazzaneve”: in questo modo gli inglesi chiamano i genitori che spianano la strada ai loro figli pensando che in tal modo possano evitare che un qualcosa, non andando secondo le proprie aspettative, possa andare a minacciare l’autostima.

genitori iperprotettivi

La direttrice del college femminile Saint Paul, a Londra, in una recente intervista al Times ha sottolineato come le capita giornalmente di imbattersi in padri e madri in preda di quella che ha definito un’ansia frenetica nel far sì che i loro figli possano essere sempre i primi rispetto ai loro compagni. La conseguenza? Bambini iperprotetti e talmente fragili emotivamente da non riuscire ad affrontare un fallimento.
Tale tipo di scenario è presente anche in Italia. Non di rado, infatti, presidi e insegnanti sono sottoposti a pressioni da parte di apprensivi genitori che non vorrebbero che i loro pargoli possano essere sottoposti ad una punizione. E non è un fatto che accade solo all’asilo, visto che episodi simili si verificano anche alle scuole dell’obbligo e alle superiori.
 Ne è testimone, ad esempio, Daniela Scocciolini, che dopo 40 anni di insegnamento è diventata poi Preside del noto Liceo Pasteur della Capitale. Non usa mezzi termini nel definire tale pressione “patologica”. Si pensa di proteggere i giovanissimi dalle difficoltà e di spianare loro il cammino, mentre, invece, così facendo si ottiene un effetto deleterio: infatti, i loro figli diventano incapaci di affrontare le situazioni e rischiano di diventare adulti deboli rispecchiando l’insicurezza dei genitori i quali, nel loro comportamento, fanno ben capire che non sarebbero in grado di gestire una situazione che coinvolge i figli.
I genitori apprensivi non fanno che trasmettere fragilità ai figli, ha confermato il preside del Liceo Classico Giulio Cesare di Roma, Micaela Ricciardi.
 Tuttavia una soluzione ci sarebbe: il dialogo aperto e franco. Non a caso lei cerca di spiegare alle madri e ai padri che la cosa migliore per i loro figli è quella sì di essere sempre dei punti di riferimento fondamentali nella loro vita, ma che devono consentire ai loro ragazzi di poter effettuare da soli le loro scelte; solo sbagliando potranno diventare degli adulti responsabili.
 Purtroppo si deve sempre fare i conti con quella che è l’ansia frenetica, con l’irrefrenabile desiderio di vedere i propri figli primeggiare sugli altri, costi quel che costi. Trasmettono l’insano concetto che “chi sbaglia è un fallito” e respingono lo spirito positivo del popolare detto “sbagliando s’impara”. La psicoterapeutica Silvia Vegetti Finzi, che cura anche la rubrica “Psiche Lei” sul periodico Io Donna, sottolinea come tutto questo non fa che creare uno stato di infelicità nei giovani: “Il dilagare degli adulti sui loro figli – ha detto – è deleterio in quanto si trasmettono loro stereotipi ed aspettative che li spingono ad essere sempre in competizione piuttosto che a realizzarsi. La cosa più triste è che, alla fin fine, nessuno risulta contento: mamma e papà vivono con ansia la loro genitorialità e i figli non riescono a camminare sulle loro gambe. E allora che fare? Lasciarli fare le loro scelte, consentendo loro anche di sbagliare e di imparare dai loro errori.
Fonte:web. 

sabato 14 gennaio 2017

Lavoriamo sulle regole.

I bambini hanno bisogno di confini, lo diciamo sempre. In particolare, di confini che permettano loro di crescere in un ambiente protetto, sicuro e facilitante; in grado, cioè, di porre le condizioni favorevoli per la conoscenza del mondo circostante, degli altri e di se stessi. In termini pratici cosa sono questi confini? Prima di tutto le regole che mamma e papà danno ai figli, stabilite in base all’età dei bambini e ai loro bisogni.
Ecco le caratteristiche fondamentali di regole efficaci: 
-Poche: avere mille regole è come averne nessuna. E’ bene definire le regole fondamentali della famiglia in comune accordo col partner e attenersi a esse senza tentennamenti. Le regole fondamentali di casa possono essere anche 4/5, non di più. L’importante è che siano i punti di riferimento dei bambini. Es. sapere che l’ora dei pasti, della nanna, del bagno sono prefissate e che scandiscono la giornata dà il ritmo ai bambini e li rende sicuri, perché col tempo imparano a prefigurare ciò che accadrà loro. 
-Chiare: perché un bambino possa rispettare le regole, deve avere ben chiaro quali sono. Ecco perché sono molto utili i cartelloni delle regole: in questo modo i piccoli sanno perfettamente quali regole devono seguire, senza ambiguità. Ciò consente loro di essere maggiormente collaborativi. 
-Positive: dichiariamo le regole sempre in forma positiva invece che negativa. Per es. meglio dire: “Si può giocare in sala e in cameretta”, piuttosto che “NON si può giocare in bagno né in camera di mamma e papà”. Le regole sono indicazioni di comportamento, NON divieti e basta. 
-Concordate: rispettiamo sempre le regole concordate. Anche in assenza del partner. I genitori devono essere concordi, coerenti e uniti. Il bambino insomma deve percepire che non ha scampo! Per questo è importante stabilire le regole insieme, prima di comunicarle ai figli. Così facendo è più facile mantenere la posizione anche da soli e i bambini percepiscono chiaramente che i genitori sono compatti e non hanno margini di disaccordo entro cui muoversi. 
-Rimproveri e sanzioni: questi sono sempre in forma simbolica (sospensione di un’attività per esempio). E’ importante che si intervenga in modo tempestivo, che il rimprovero riguardi sempre l’azione commessa e che sia chiaro il motivo per cui ci si merita la punizione o il rimprovero. Anche perché è opportuno che la violazione di una regola sia rimarcata da una conseguenza; altrimenti il valore delle regole e la loro credibilità verrebbero demoliti. Consideriamo che per i bambini è già una sanzione dire loro che un determinato comportamento ci ha resi scontenti. Per i figli è importantissimo fare contenti mamma e papà.

Nuova pubblicazione:Lo promozione dello sviluppo e didattica competente


 Gentilissimi,
con piacere vi comunico la pubblicazione del libro: Benessere scolastico negli studenti con DSA.
All'interno del volume è stato inserito il mio contributo sulla promozione dello sviluppo e didattica competente.
Buona lettura
mluisa

lunedì 28 novembre 2016

Quando il cervello impara

Il concetto fondamentale delle nuove neuroscienze è che nel corso del tempo il cervello è sempre disposto a “riformarsi” e a “modificarsi”. Il cervello, come la vita, non è una “cosa statica”, ma un divenire, un processo di auto creazione noto con il termine di “autopoiesi”. L’idea dunque di una intelligenza immutabile è “falsa” (Rose). La ricerca mostra che è possibile accrescere la propria intelligenza (Dean, Morgenthaler). Negli esperimenti con pulcini, ratti e topi, una nuova esperienza si traduce in un aumento dell’attività neuronale (Kim, Baxter). Il cervello di oggi non è quello di ieri e non sarà quello di domani.
Alla nascita, il bambino ha “quasi” tutti i cento miliardi di neuroni (Rose). Ciò significa la nascita di circa 250000 neuroni ogni minuto di ogni giorno dell’ intero periodo di gestazione.
Le connessioni neurali possono essere modificate in due modi: dall’esperienza e dall’ evoluzione biologica (Aamodt, Wang). E’ un fenomeno che influisce sulle nostre capacità di pensare, apprendere, ricordare e pianificare strategie comportamentali. La deprivazione nell’ infanzia può, ad esempio, interferire con lo sviluppo cerebrale. Ricerche al riguardo mostrano che i bambini che hanno trascorso l’infanzia in un istituto presentano disturbi dello sviluppo del cervello e problemi comportamentali che permangono anche in età adulta. Tale processo è noto come fenomeno di “plasticità sinaptica” o “neuronale”. Un fenomeno che comincia già nel grembo materno: il neonato infatti appena viene al mondo, riconosce la voce della madre e quella di altre persone e preferisce la musica ascoltata prima di nascere (Fifer). E’ stato accertato poi che il quoziente d’intelligenza (QI) cresce o diminuisce a seconda del tipo di stimolazione cui il cervello infantile viene sottoposto.
I neuroscienziati sostengono dunque che il cervello è un sistema che si  “auto-organizza” e ha “un’impressionante plasticità” (Marcus), che ci accompagna durante tutta la vita. Nel 1965, grazie alle scoperte di Altman e Das, cade pertanto il dogma che il cervello fosse costituito da un numero fisso di neuroni e che non potesse più esservi generazione di nuovi neuroni. E’ ormai certa la neuro genesi nell’adulto.
E’ stato il grande neuroscienziato polacco Jerzy Konorski ad utilizzare nel 1948 il termine “plasticità” per descrivere i cambiamenti cerebrali, che sono dovuti alla forza di connessione tra neuroni espressa dall’influenza dell’esperienza. In precedenza, Ramòn y Cajal aveva sostenuto che la capacità dei neuroni di “maturare e il loro potere di creare nuove connessioni possono spiegare l’apprendimento”. Nei primi anni Cinquanta del secolo scorso inoltre numerosi studi avevano mostrato che “ripetute somministrazioni di uno stimolo elettrico a una via nervosa riuscivano ad alterare la trasmissione sinaptica in quella via” (LeDoux), generando in tal modo una plasticità sinaptica (Kandel).
Di particolare importanza, sono state le prime ricerche di Larrabee e Bronk ,1947; Lloyd, 1949; Bronk, 1952. Da parte sua, John Eccles ha riscontrato cambiamenti nell’ attivazione sinaptica, mentre Thompson e Spencer nel 1966 hanno trovato una prova che le modificazioni sinaptiche potessero spiegare l’ apprendimento. Essi hanno studiato l’ “abituazione” nel riflesso di ritrazione di un arto nei gatti. L’ “abituazione”  è una forma di apprendimento in cui ripetute presentazioni di uno stimolo inducono l’indebolimento di una risposta: si sussulta, ad esempio, la prima volta che si percepisce un forte rumore, ma se questo si ripete più volte, la reazione è minore.
Le emozioni poi svolgono un ruolo cruciale nell’organizzazione dell’attività del cervello. Gli stimoli emotivi infatti sono tra i più potenti attivatori dei sistemi cerebrali (LeDoux) e dell’ apprendimento. Più ampia dunque è la gamma di emozioni che un bambino esperisce, maggiore  sarà lo spettro emotivo della mente che si sviluppa. Nel 1904, Richard Semon, scienziato tedesco, coniò il termine “engramma” per riferirsi alla rappresentazione neurale di una memoria.
Le ricerche sulla plasticità neurale, sull’apprendimento e la memoria sono stati effettuate in molti invertebrati: api, cavallette, aragoste, mosche e diversi molluschi. Gli studi di Kandel sul mollusco “Aplysia californica” sono stati particolarmente approfonditi ed hanno rappresentato un fattore determinante per il conferimento allo scienziato del Nobel per la medicina nel 2000. Kandel ha dimostrato per la prima volta che i neuroni “mutano” se stimolati. Ciò conferma la teoria che
l’esperienza modifica il cervello. Il quale non è più considerato, come abbiamo detto, un organo rigido, come si riteneva nel passato, ma un organo plastico, capace cioè di modellarsi e rimodellarsi continuamente in seguito alle nostre esperienze.
La parte del cervello che presenta una maggiore plasticità è l’area anteriore del cervello proprio al di sopra degli occhi: sono i lobi frontali. Lì risiede la coscienza.
Nel corso della nostra vita, l’esperienza ci “modella” incessantemente. Essa è “scolpita” nella complessa struttura di connessioni tra neuroni. L’apprendimento dunque “scolpisce” il cervello, creando sempre nuovi, intricati disegni nelle connessioni neurali.
La continua trasformazione del cervello costituisce un fattore fondamentale soprattutto nel processo evolutivo,  nell’ educazione del bambino e nell’invecchiamento. Le parole dell’insegnante, così come quelle che state leggendo in questa pagina, inviano un impulso d’attività elettrica  nel cervello di chi ascolta o legge attraverso milioni di cellule cerebrali. Queste parole lasciano una “traccia”  nella mente. Ecco una forma d’immortalità: tracce di noi stessi “impresse fisicamente” nel cervello dei nostri figli! La tendenza quindi ad abbandonare i bambini davanti alla televisione è una “cattiva abitudine”. L’atteggiamento passivo di chi guarda la televisione non aiuta la formazione di nuove connessioni neurali e pertanto impedisce lo sviluppo intellettivo dell’essere umano.
L’attività fisica e mentale stimola la secrezione di neurotrofine, sostanze che favoriscono lo sviluppo dei neuroni;  migliora l’agilità psichica e la salute del corpo nell’invecchiamento;  e previene i guasti del morbo di Parkinson e di Alzheimer. Comunicare dunque con gli altri cambia “materialmente” il nostro cervello, fenomeno che avviene non solo durante l’ infanzia, bensì lungo l’intera nostra esistenza. La conoscenza (l’apprendimento) pertanto “scolpisce” il nostro cervello, creando sempre nuove connessioni tra neuroni.
Esperimenti effettuati su musicisti hanno mostrato  che la musica non solo espande specifiche aree legate alle parti del corpo impiegate nel suonare uno strumento, ma induce anche variazioni fisiche del cervello. Un altro straordinario effetto della plasticità cerebrale è la possibilità di modificare i circuiti neurali con la semplice attività mentale, senza cioè compiere alcun atto. Molti famosi musicisti, ad esempio, sono soliti esercitarsi poco allo strumento e molto mentalmente. Come hanno rivelato esperimenti di “brain imaging”, immaginare mentalmente un movimento- training mentale- è come compiere fisicamente quel movimento, poiché stimola i circuiti di neuroni, dove hanno sede le capacità atletiche o fisiche, come è il caso di un atleta che ha una caviglia slogata o del chirurgo per migliorare la tecnica operatrice o del musicista per eseguire una partitura senza ricorrere all’ uso dello strumento.
Il principio “se non lo usi (il cervello), lo perdi” dunque è vero, così come è vero anche l’altro principio: “ se  lo usi, lo migliori”. I neuroni o le sinapsi che non si connettono tra loro tramite l’apprendimento e la conoscenza, spariscono, subiscono cioè un processo di potatura (apoptosi).
Ciò che conta tuttavia nello sviluppo mentale del bambino non è “quanta” stimolazione gli viene offerta, ma “come” gli adulti “adattano” quel che dicono o fanno alle parole e alle azioni del bambino. Buoni genitori e buoni insegnanti possono compiere prodigi sul cervello del bambino.

I traumi e lo stress cambiano il cervello: ogni ora di ogni giorno. Essi provocano un abbassamento delle difese immunitarie del corpo contro le malattie e le infezioni. Persino, alterare l’espressione del proprio volto può cambiare l’umore e stimolare particolari emozioni. Un volto triste o aggressivo induce a pessimismo, insicurezza, inquietudine, tristezza. Un volto sorridente o gentile migliora l’umore e crea stati d’animo positivi, benefici, sereni. Si determina un contagio emotivo. Se, ad esempio, i ratti appena nati vengono lisciati sul pelo del dorso, il loro cervello si sviluppa diversamente da quello dei topolini che non ricevono lo stesso stimolo. Il bambino privato delle carezze e dell’affetto mostra un cervello  “inadeguato” (Chugani).

Conclusioni
Non tutti i bambini nascono uguali. Il cervello di ognuno di noi si sviluppa in maniera  diversa. Il cervello   è “unico” e “differente” da tutti gli altri. Non esistono due cervelli uguali. L’ apprendimento e i sistemi educativi in famiglia e a scuola devono essere adeguati alle capacità, alle disposizioni naturali  e al grado di conoscenza di ciascun bambino.
Concludiamo, dicendo che qualsiasi esperienza “scolpisce” fisicamente le connessioni neurali e rimane “incisa” dentro il cervello. Tutto ciò avviene a 8 giorni dalla nascita oppure  a 80 anni. Fino all’ultimo, il cervello è “affamato” di nutrimento offerto dall’ ambiente e dall’esperienza. 

domenica 6 novembre 2016

Icsem: call for paper primo annuncio



PRIMO ANNUNCIO
L’International Center for Studies on Educational Methodologies – ICSEM è lieto di invitarLa alla Spring School 2017


AGING SOCIETY PREVENZIONE, RIABILITAZIONE, BENESSERE METODOLOGIE DI CAPACITAZIONE


28 aprile 2017 – ore 15.00-18.30; 29 aprile 2017 – ore 10.00-17.30 Fondazione Collodi, Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux Sala Ferri, Palazzo Strozzi, Firenze


L’iniziativa è inserita nel Piano di Formazione Continua (Continuous Professional Development) dell’Istituto Feuerstein, con il riconoscimento di 2 crediti formativi, sostitutivi di due lezioni online.



Accoglienza e registrazione dei partecipanti Apertura dei lavori
Relazioni preordinate


Interventi programmati dei partecipanti sulle aree individuate nel call for papers

Pausa pranzo
Sintesi dei lavori di gruppo

Conclusioni e chiusura dei lavori
Comitato Scientifico
Umberto Margiotta, Università Ca' Foscari di Venezia 
Dario Ianes, Libera Università di Bolzano

Quota di iscrizione

Euro 200,00, di cui euro 80,00 come quota associativa ICSEM 2017.
Euro 250,00 per gli applicatori PAS che richiedono i crediti CPD dell’Istituto Feuerstein

Info: 337 1440582 oppure info@icsem.it


INTERNATIONAL CENTER FOR STUDIES ON EDUCATIONAL METHODOLOGIES – ICSEM

Codice fiscale 94068570012 info@icsem.it www.icsem.it


Remedello, BS Corso di Formazione

Carissimi lettori 
giorno 11 Novembre terrò  a Remedello un seminario di formazione organizzato in collaborazione con il centro studi ericskson su "valutare il rendimento scolastico  effettivo di tutti gli alunni". 

La valutazione si pone come un elemento specifico dell’apprendere: il valutare è essenziale per il processo di apprendimento e, di conseguenza, la capacità di valutare deve essere intenzionalmente affrontata e sviluppata; non si aggiunge all’atto didattico, alla sua conclusione finale, ma è parte strutturale del suo apprendimento. È una componente dell’insegnamento, ma è anche parte delle unità didattiche che rappresentano, per l’apprendimento, il contenuto reale affrontato.
L’attenzione verso tutti gli studenti e in particolare verso gli studenti con Bisogni Educativi Speciali porta necessariamente a rivedere le pratiche della valutazione. Per rendere inclusivo anche il momento della verifica, infatti, occorre diversificare le proposte con gli opportuni accorgimenti di facilitazione e semplificazione. Per gestire al meglio questi strumenti senza rinunciare alla funzione formativa e proattiva della valutazione, serve una visione d’insieme, un fondato apparato teorico, ma anche materiali specifici e buone pratiche già sperimentate.
per ulteriori informazioni rispetto alla formazione trattata potete inviarmi una mail a m.boninelli@univirtual.it 

Lezione, Disfunzioni cognitive in età evolutiva e ICF

Cari Lettori 
con piacere vi comunico che giorno 12 Novembre sarò docente presso l'Università Cattolica di Milano  in una giornata di formazione al Master in disfunzioni cognitive in età evolutiva rivolta in particolar modo all'ambito clinico diagnostico. 

La docenza verterà sul tema ICF  e sulla classificazione internazionale del funzionamento. 
ICF fornisce sia un linguaggio unificato e standard, sia un modello concettuale di riferimento per la descrizione della salute e degli stati ad essa correlati (ICF, WHO 2001, pag 3).
Esso rappresenta una revisione della Classificazione Internazionale delle Menomazioni, delle Disabilità e degli Handicap (ICIDH) pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1980 a scopo di ricerca.
Il testo dell’ICF è stato approvato dalla 54° World Health Assembly (WHA) il 22 Maggio 2001 e ne è stato raccomandato agli Stati Membri l’uso nella ricerca, negli studi di popolazione e nella reportistica.
È stata accettata come una delle Classificazioni delle Nazioni Unite. In quanto tale, costituisce lo strumento adeguato per la realizzazione di mandati internazionali a difesa dei diritti umani nonché di normative nazionali (ICF, WHO 2001, pag 6).
L’OMS raccomanda l’uso congiunto di ICD-10 per codificare le condizioni di salute e di ICF per descrivere il funzionamento della persona.
ICF è stata tradotta e pubblicata in molti Paesi. Una prima traduzione italiana è del 2002 relativa alla prima edizione OMS del 2001. A partire dal 2009 è stata pubblicata su questo Portale la versione on-line di ICF 2001 a cura del Centro Collaboratore italiano per la Famiglia delle Classificazioni Internazionali. Sarà disponibile a breve una versione on-line di ICF aggiornata.
Come ogni classificazione, anche ICF è stata pensata per essere aggiornabile.
A tal fine, l’OMS ha attivato una procedura di aggiornamento della Classificazione, aperta al contributo di tutti gli utilizzatori, per integrarla, modificarla e migliorarla. Tale procedura si avvale di una piattaforma on-line per l'aggiornamento.
A seguito del processo di aggiornamento, l'OMS ha pubblicato gli aggiornamenti per gli anni 2011, 2012 e 2013, tradotti dal Centro Collaboratore italiano per la Famiglia delle Classificazioni Internazionali e pubblicati su questo Portale.

Scopi di ICF

La Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute:
  • fornisce una base scientifica per la comprensione e lo studio della salute come interazione tra individuo e contesto;
  • costituisce un linguaggio comune per la descrizione della salute e delle condizioni ad essa correlate, allo scopo di migliorare la comunicazione fra operatori sanitari, ricercatori, pianificatori, amministratori pubblici e popolazione, incluse le persone con disabilità;
  • permette il confronto fra dati raccolti in Paesi, discipline sanitarie, servizi e momenti diversi;
  • fornisce una modalità sistematica per codificare le informazioni nei sistemi informativi sanitari.
ICF può essere utilizzata in tutti quei sistemi che hanno attinenza con la salute, come ad esempio quello della previdenza, del lavoro, dell'istruzione, delle assicurazioni, dell'economia, della legislazione e quelli che si occupano delle modifiche ambientali. Per farlo è necessario definire protocolli di utilizzo di ICF come linguaggio e come modello descrittivo dello stato di salute.

ICSEM, Firenze, Spring School Call for paper: tematiche


Cari lettori 
per la call for paper dell'International Center for studies on educational methodologies,
 saranno esaminate le seguenti tematiche:
  1. Come elevare la qualità dell’apprendimento nell’età matura
  2. Come contrastare il decadimento cognitivo nelle persone anziane
  3. Come sostenere e sviluppare la disponibilità al cambiamento, anche in condizioni di fragilità
  4. Correlazioni tra mirror neurons system e sviluppo del potenziale di apprendimento in ogni in-
    dividuo e ad ogni età
  5. Come contrastare i processi involutivi dell’età avanzata utilizzando contesti e strumenti digitali
    (LIM, tablet, smartphone)
  6. Come sostenere una cittadinanza digitale attiva nella tarda età, anche utilizzando il metodo
    Feuerstein
  7. In che modo il metodo Feuerstein può sostenere lo sviluppo e l’applicazione di metodologie
    integrate di formazione-terapia-assistenza per l’età avanzata
  8. Studi e ricerche sull’invecchiamento cognitivo e metacognitivo inteso come opportunità di
    crescita
  9. Studi e ricerche sull’importanza dell’evoluzione delle parole e delle narrazioni legate
    all’invecchiamento cognitivo e metacognitivo
Psicologi, neuropsichiatri, terapisti, ricercatori, dottorandi, educatori, operatori sanitari e sociosa- nitari e tutte le figure professionali impegnate nella costruzione, sperimentazione e/o riflessione attorno a uno di questi temi potranno presentare le proprie proposte all’interno della Spring School.
Gli interessati sono invitati a sottoporre entro il 28 febbraio 2017 un ampio abstract in italiano del loro contributo (max. 3 cartelle) che contenga una dettagliata proposta di presentazione in riferimento a una delle tematiche scelte.
Le proposte devono essere accompagnate da un breve curriculum vitae et studiorum del richiedente.

PRESENTAZIONE DELL’ELABORATO
Ogni elaborato va presentato da un autore principale e da eventuali coautori. L’autore principale dovrà essere presente al seminario per presentare oralmente il lavoro. Nella presentazione potrà essere affiancato dai coautori. La presentazione durerà approssimativamente 20 minuti. 
L’organizzazione della Spring School nominerà un chairman che gestirà i turni di parola e il tempo degli interventi.

REGOLE PER LA PRESENTAZIONE DEI MATERIALI
Gli autori che vorranno presentare un contributo sono tenuti a inviare un abstract nel formato in- dicato in allegato.
Gli abstract vanno inviati via mail all’indirizzo info@icsem.it entro le ore 24 del 28 febbraio 2017.