sabato 15 settembre 2012

La Pedagogia della modificabilità cognitiva del Feuerstein


L’Essere umano  è un’entità modificabile. Ciò è stato dimostrato scientificamente. Le neuroscienze ,  infatti, hanno chiarito che il cervello è duttile e flessibile e che si possono creare nuovi percorsi, nuove sinapsi e nuovi agenti conduttori neurochimici. Il cervello cambia, sia il numero di neuroni che il numero e la forma delle loro interconnessioni. Il cambiamento dipende dagli stimoli che provengono dall'ambiente, compreso lo stesso cervello.  “L'architettura del nostro cervello (distribuita, parallela e ad alta ridondanza) rivela che esso non è stato progettato a tavolino da un creatore intelligente, ma è nato mediante un processo evolutivo di aggiunta incrementale e graduale di piccoli elementi.L'evoluzione assembla i cervelli in modo incrementale, combinando automi stupidi; la macchina risultante diviene sempre più intelligente, fino a saper effettuare ragionamenti e risolvere problemi complessi come quelli che risolviamo quotidianamente. Ma l'intelligenza non risiede nei singoli automi, bensì nel modo in cui essi sono disposti (connessi), che è dato dalla selezione naturale. “ (Steven Pinker). Il cervello non è statico, ma dinamico. Il cervello nel tempo cambia sia nel numero dei suoi neuroni che nella forma delle connessioni neuronali di cui è fatto. Il cambiamento dipende dagli stimoli che provengono dall’ambiente compreso lo stesso cervello.Ogni individuo, di qualsiasi età e di qualsiasi condizione fisica e mentale, può migliorare le sue condizioni di partenza attraverso l’esperienza di apprendimento mediato (EAM). La mediazione è l’azione che svolge (l’educatore, l’insegnante, il genitore, l’adulto ecc.) nei confronti del mediato (alunno, figlio, minore ecc.).
Feuerstein, pur considerando l’apprendimento un processo di interazione continua, stimolo-organismo-risposta, introduce allo schema cognitivista (stimolo-organismo-risposta) un altro elemento Il soggetto mediatore, che posto tra lo stimolo e l’organismo e tra l’organismo e la risposta, è in grado di modulare e di orientare la stessa attività cognitiva dell’individuo. Ciò, definito come Esperienza di Apprendimento Mediato (EAM) rappresenta la risposta dell’organismo nel processo di adattamento all’ambiente.
La mediazione è una caratteristica specifica dell’essere umano  e si realizza nel momento in cui interagiscono due persone “La conseguenza della presenza del mediatore è il fatto che l’organismo viene reso capace di incorporare nel suo repertorio di comportamenti una grande varietà  di orientamenti e metodi che si consolidano in strategie di apprendimento, e costituiscono i prerequisiti per operazioni mentali di più alto livello.
Nel processo di apprendimento è determinante l'esperienza di mediazione che un soggetto riesce a vivere entrando in contatto con la realtà in cui si trova. In questo caso, non è importante un particolare contenuto di conoscenza (in quanto “oggetto” trasferibile e immagazzinabile nella struttura mentale di un individuo), ma "come" quel particolare contenuto di conoscenza può venire generalmente inglobato nella sua struttura cognitiva. Nel "come", in altre parole, risiede tutto il valore aggiunto di un’esperienza di apprendimento, proprio perché attribuisce centralità al processo di mediazione che si instaura tra chi apprende e chi aiuta ad apprendere.
L’esperienza di apprendimento mediato si attua tutte le volte in cui si creano le condizioni di costituzione di un gruppo (che può essere spontaneo o formale, grande o piccolo, fatto anche da due sole persone) nel quale si realizza una specifica interazione di mediazione tra i componenti.
In questa condizione, il fenomeno della "mediazione" è rappresentabile come un contesto dinamico in cui un soggetto cognitivamente adulto (genitore, educatore, fratello maggiore, amico o altro), può prevedere, analizzare, coprogettare ed organizzare tutte le dinamiche necessarie per facilitare un processo di educazione cognitiva di un altro soggetto
La funzione dello "Human Mediator" è quella di garantire che tutte le informazioni che giungono al soggetto siano facilmente trattabili, diventino cioè più facilmente materiale di conoscenza e comprensione grazie all’attivazione di schemi elaborativi di natura organizzativa ed interpretativa efficace (Feuerstein ed altri, 1980).
La mediazione ha dei criteri che sono norme di comportamento pensate , progettate e realizzate per stimolare e produrre modificabilità cognitiva, affettiva e relazionale in un individuo. I primi tre hanno una valenza universale, mentre gli altri  dieci si riferiscono a situazioni e circostanze specifiche.
I primi tre parametri della mediazione (intenzionalità/reciprocità, trascendenza e mediazione di significato) sono considerati attributi universali,
1)        intenzionalità/reciprocità: Nel rapporto tra mediatore (genitore, insegnante, educatore, adulto)  e mediato (figlio, alunno, educando, minore)  c’è sempre un contenuto e un criterio di mediazione intenzionalmente scelto  e selezionato  dal mediatore, per quel determinato mediato   capace di promuovere un processo di cambiamento  nella struttura intellettiva del mediato.
2)        La mediazione della trascendenza: Il soggetto che apprende non deve apprendere  per il qui ed ora,  La dimensione della trascendenza  va oltre il diretto contatto con l’immediato. “ E’ la direzionalità dell’interazione ma deve andare oltre il contenuto  immediato  che ha appreso e fa più ampia e un significato più profondo capire a chi riceve la mediazione che ciò di cui si sta facendo esperienza ha una prospettiva “.
3)        La mediazione di significato:  La mediazione del significato è correlato con la dimensione affettivo/energetica della mediazione in quanto risponde a domande come,  perché, per che cosa.
Il significato, una volta interiorizzato e incorporato, crea il bisogno di ulteriori interazioni che diventano la base per una modalità indipendente di funzionamento e di presa di decisioni. Se l’EAM può essere considerata una imposizione, in realtà il significato non va imposto nella misura in cui il mediato può non conformarsi  al significato dato dal mediatore, in questo senso diventa orientamento.

Gli altri dieci si riferiscono a situazioni e circostanze specifiche
1)       Mediazione del senso di competenza
Questa mediazione poggia su due esigenze in un certo senso diverse: la prima è quella di creare per l’allievo  situazioni in cui si possa fare esperienza della propria competenza e in cui questa competenza  possa essere interpretata, compresa, accettata ed elaborata; la seconda è quella di aiutare l’allievo  ad apprezzare e a potenziare quelle aree in cui possiede già delle competenze ma che non sono ancora sufficientemente parte del suo concetto di sé. Altro aspetto che va tenuto presente dal mediatore è la relazione tra padronanza e competenza.
2)       Mediazione della regolazione e del controllo del comportamento
Questa mediazione implica due aspetti: l’inibizione dei comportamenti non desiderati, disfunzionali e di distrazioni  e l’attivazione di comportamenti che sono bloccati o presenti in misura insufficiente nel repertorio  di chi apprende. Detta mediazione favorisce la duttilità e la flessibilità.
La regolazione e il controllo del comportamento  sono veramente mediativi quando il mediatore aiuto il mediato a comprendere il significato dell’inibizione  e dell’impulsività di una risposta, ed estende questo significato agli obiettivi trascendenti dell’interazione.
3)       Mediazione del comportamento di condivisione
Il comportamento di condivisione  riflette la necessità e l’importanza di partecipare insieme ad altri e di accettare la partecipazione di altri. Ciò rappresenta una determinante fondamentale per la strutturazione  dell’io  e dell’idea di sé.
Il mediatore ha il compito di incoraggiare l’individuo a condividere con gli altri al fine  di esplicitare le proprie esperienze interne, ciò facilita il collegamento con gli obiettivi trascendenti e intenzionali dell’EAM.
4)       Mediazione dell’individualizzazione e della differenziazione psicologica
Ogni individuo ha la necessità di sviluppare un sé articolato e differenziato. Ciò sottolinea la legittimità e il valore delle differenze individuali. Il mediatore deve utilizzare le esperienze dell’individuo mediato per trasmettere e rinforzare la rilevanza ineguagliabile e funzionale delle capacità, degli stili di reazione e delle percezioni del mondo della persona.
5)       Mediazione della ricerca, scelta, conseguimento e comportamento  di monitoraggio di un obiettivo
Ogni persona ha bisogno di costruire degli obiettivi verso cui tendere e agire per il loro raggiungimento ciò significa andare oltre un’esperienza sensoriale e diretta immediata. La mediazione della ricerca e della selezione degli obiettivi arricchisce e organizza la vita dell’allievo. La ricerca è legata alla cultura mentre la selezione è influenzata da una serie di processi  cognitivi. Il mediatore deve saper individuare e selezionare gli obiettivi adeguati all’individuo.
6)       Mediazione della difficoltà della prova: la ricerca della novità e della complessità
Portare l’allievo a contatto con esperienze nuove, potenzialmente difficili e non familiari è un obiettivo imprescindibile del sistema educativo. Il mediatore deve valutare le potenzialità insite in una situazione mettendone in luce le difficoltà oppure deve creare delle esperienze in cui la novità e la complessità possono ricevere una risposta competente. Il mediatore deve aiutare l’allievo a valutare il tipo di rischio implicato nell’incontro con ciò che è nuovo, non familiare ed essere consapevole che se all’allievo non viene fornita un’esperienza positiva nella gestione delle difficoltà, potrebbe in seguito finire per sperimentare molto poco.
7)       Mediazione della consapevolezza della modificabilità dell’essere umano
Il cambiamento deve essere considerato come un processo di crescita  risultante  dalla forte relazione  dell’individuo  con le sue radici e non come un tentativo di instillare  degli elementi.
L’EAM deve procedere sempre  con l’obiettivo di integrare qualsiasi nuovo elemento  nella personalità, in modo che l’individuo avverta  i cambiamenti come  simultanei e indicativi di un processo di crescita.
8)       Mediazione della ricerca di un’alternativa ottimistica
Questo parametro è strettamente correlato  alla mediazione del potenziale di cambiamento e si riferisce alle componenti affettive, e motivazionali del comportamento.
L’approccio ottimista deve entrare in gioco quando l’individuo  si trova a dover scegliere tra l’anticipazione di conseguenze positive o negative di un dato comportamento. La ricerca di un’alternativa ottimista spinge il discente a interagire con il mondo in modo positivo e costruttivo.
9)       Mediazione del sentimento di appartenenza
Nella società odierna le persone vivono in modo estremo l’isolamento, ciò influenza la disponibilità ad essere legati alla comunità in senso più ampio e agisce proprio per quegli aspetti  della personalità che vengono valorizzati dall’appartenenza alla comunità. LEAM grazie alla natura fortemente interattiva può contribuire alla risoluzione di questa caratteristica potenzialmente non funzionale della cultura moderna.
10)    Mediazione della consapevolezza
Prendere coscienza di aver bisogno della mediazione rappresenta un coinvolgimento di tipo meta cognitivo nel processo della mediazione. Il mediatore può utilizzare questo parametro per valutare se la mediazione ha avuto luogo e per determinare il grado in cui è stata assimilata dal discente

scritto da: Salvatore Pappalardo Applicatore Metodo Feuerstein Direttore del Irsmef ente convenzionato con il Centro Interateneo per la Ricerca didattica e la formazione Avanzata Università Cà Foscari di Venezia. 
L' Irsmef a Catania lavora sul recupero e potenziamento cognitivo dei bambini e ragazzi utilizzando il Metodo Feuerstein e la Pedagogia della Mediazione. 
Per informazioni www.irsmef.it