martedì 26 agosto 2014

Articolo: lettori non si nasce lo si diventa

Quante volte i genitori mi chiedono: «Prof, perché non li obbliga a leggere?» oppure vengo interpellata in questo modo: «Prof, io compro libri su libri ma mio figlio non vuole leggere. Che devo fare?» .
Io sorrido e penso alla mia esperienza. Non sono una lettrice nata, lo sono diventata con molta calma e soprattutto non perché qualcuno mi abbia stimolata alla lettura.
La mia casa era piena di libri eppure da bambina non mi degnavo di aprirli. Ai compleanni ogni libro ricevuto in regalo costituiva per me una grande delusione. Ma i miei genitori non mi hanno mai costretta a leggere.
Sul finire delle elementari mi innamorai della serie tv «Pippi Calzelunghe» . Mio padre, allora, mi acquistò il romanzo della scrittrice svedese Astrid Lindgren, «madre» della ragazzina dalle treccine rosse, e io mi tuffai nella lettura senza rendermi conto che per una principiante affrontare più di 400 pagine non era cosa da poco.
A mio parere, non si può dire che gli stimoli familiari siano indispensabili per avviare alla lettura i bambini o i ragazzi. Io ho un fratello più grande e lui, pur avendo a disposizione la medesima biblioteca ben fornita, non ha mai avuto la mia stessa passione.
Mettiamo pure che si abbia a disposizione una biblioteca paterna come quella di Leopardi, non è scontato che vi passino ore ed ore durante la giovinezza, emulando il poeta recanatese. Anzi, è molto più probabile che si finisca per odiare quella biblioteca e quei libri così a portata di mano. A volte il gusto della ricerca è molto più appassionante.
Ecco perché, da docente, non  impongo ai miei allievi più piccoli, che frequentano il biennio, i libri. che piacciono a me, lascio che scelgano loro, se hanno piacere di leggere. Quelli del triennio, invece,  a causa del poco tempo a disposizione, devono inevitabilmente affrontare alcuni classici della letteratura italiana e straniera.  E non sempre li gradiscono.
L’amore per la lettura non deve e non può essere forzato. Amare i libri deve essere una scelta e l’inizio di questo amore non ha data né età.
Quando si viene catturati dalla lettura è per sempre, non importa se abbiamo sei anni, e sappiamo a mala pena distinguere le lettere dell’alfabeto, o se ne abbiamo sessanta. L’importante è che sia una scelta spontanea, non una forzatura come la scuola vorrebbe. 

tratto da: corriere.it

Un parco giochi per facilitare l'interazione sociale tra i bambini

Una scuola a Owings Mills, che si occupa di bambini autistici dai 2 agli 8 anni, Il Shafer Center, ha recentemente installato un parco giochi destinato ad aiutare i bambini attraverso l’interazione sociale e le capacità motorie.
Le attrezzature specializzate sono in grado di “favorire l’interazione sociale” tra i bambini autistici, che a volte hanno maggiori difficoltà e impiegano un tempo maggiore ad interagire socialmente soprattutto per un corretto uso dei segnali sociali.
“Tante attività nel parco giochi richiedono più di una persona”, ha detto Kristen DeBoy, terapista di analisi comportamentale applicata, ABA, presso la Shafer Center, “questo favorisce l’interazione sociale.”
Il parco giochi è dotato di giochi speciali, appositamente realizzati l’attrezzatura del parco giochi tuttavia è simile a ciò che viene utilizzato sui campi da gioco tradizionali, ma ha elementi sensoriali, come ad esempio uno scivolo a rulli, che sono utili per i bambini autistici. Il Shafer Center non è l’unica scuola locale con un parco giochi Autism Friendly. Il Kennedy Krieger Institute ne ha installato uno nel 2012 per i suoi studenti, e altri ce ne sono in tutto il paese.
Immaginefdb I ricercatori hanno cominciato a considerare i campi da gioco come una forma di terapia per i bambini nello spettro autistico fin dal 1975, ha detto Luke Kalb, un  dottorato nel dipartimento di salute mentale della Johns Hopkins University.  I campi da gioco possono essere costruiti e realizzati in modo tale da agire sui “deficit” dei bambini autistici come ad esempio una mancanza di competenze sociali , una iper o ipo attività mentre li si aiuta a sviluppare delle capacità motorie.
Secondo Kalb i parchi giochi possono essere considerati terapeutici poiché presentano un livello adeguato di sfida fisica, supportano il gioco immaginativo e aiutano i bambini a strutturare i loro movimenti. Senza dubbio il beneficio che i bambini autistici ricavano da questi parchi è ancora da verificare attraverso ricerche specifiche.
Inoltre i parchi giochi cosi strutturati possono essere utilizzati anche per osservare i bambini e identificare alcuni tratti specifici inerenti al disturbo dello spettro autistico, secondo Kalb ” i parchi giochi sono più naturalistici e meno strutturati” , “E’ un contesto ottimale per capire meglio lo sviluppo del bambino.”  DeBoy ha riportato come la speciale altalena abbia aiutato un bambino che seguiva. Questo bambino che non amava parlare con gli altri bambini e soprattutto giocava da solo, ma grazie all’altalena, che richiede più di una persona per essere usata e ha quattro sedili con schienali più un posto in mezzo, ha iniziato a chiedere agli amici di giocare assieme.
Secondo DeBoy ciò risponde ad uno dei grandi quesiti dei genitori di bambini con disturbo dello spettro autistico  “I miei figli hanno amici e possono essere in grado di giocare con gli altri bambini?”.images (12)
Il moto particolare di alcuni giochi può scuotere i bambini ipoattivi o aiutare a calmare e a scaricare l’ eccesso di energia quando lo swing  ondeggia avanti e indietro come il pendolo di un orologio, il movimento può essere rilassante; quando si gira come una trottola, la sensazione nei bambini è invece più stimolante.
Il nuovo parco giochi è stato progettato da una società locale, Sparksatplay, che si è specializzata nella creazione di spazi esterni unici.  Le competenze acquisite sul campo da gioco, come chiedere un altro bambino di  giocare assieme , possono anche essere riproposte in altri contesti , magari facendoli sentire abbastanza sicuri per chiedere ad un amico di sedersi con loro a pranzo, o di giocare al chiuso con loro in un giorno di pioggia.

Articolo: struttura del cervello autistico

Il nuovo studio condotto dal Dr. Guomei Tang, David Sulzer e colleghi, sta ricevendo molta attenzione. Questa ricerca, come altre ricerche nello stesso campo, mostra come vi sia una diversità nella struttura del cervello delle persone con disturbo dello spettro autistico. Vi sono delle differenze nella connettività cerebrale, alcune aree del cervello sono coordinate ad  altre aree in  maniera differente rispetto alle persone a sviluppo tipico. download (5)Il team di ricerca del Dr. Tang e di Sulzer ha trovato una spiegazione a questa connettività atipica nelle sinapsi, i collegamenti fisici attraverso le quali le cellule del cervello comunicano tra loro. Un’interessante caratteristica dello sviluppo del cervello è che il numero di sinapsi diminuisce con l’aumentare dell’età. I bambini più piccoli hanno più sinapsi rispetto a ragazzi e adolescenti e le sinapsi “extra” sono destinate a perdersi con il passare degli anni.
Il lavoro di Tang e Sulzer mostra come nell’autismo il numero di sinapsi sia conforme alla media alla nascita ma non riesca a diminuire con il passare degli anni, come avviene alle persone con sviluppo tipico, ciò comporta che gli adolescenti con disturbo dello spettro autistico hanno un numero maggiore di sinapsi rispetto ai coetanei a sviluppo tipico.
I Dr. Tang e Sulzer hanno inoltre svolto delle ricerca su un particolare tipo di topo, considerato un modello di ricerca per l’autismo, il quale presenta una mutazione nel gene per la sclerosi tubercolosa e presenta un numero eccessivo di sinapsi. I ricercatori hanno trattato questi particolari topi con un farmaco (Rapamycin) che ha reso possibile la diminuzione del numero di sinapsi e un miglioramento nel comportamento sociale.
images (7)La Rapamicina, chiamata correttamente sirolimus è un farmaco immunosoppressore usato per prevenire il rigetto nei trapianti d’organo. Il Sirolimus è un antibiotico macrolide  scoperto come prodotto di un batterio  in un campione di terreno proveniente da Rapa Nui (Isola di Pasqua), e per questo motivo è anche chiamato Rapamicina. La rapamicina nei mammiferi ha come bersaglio una serina treonina chinasi (mTOR, mammalian Target Of Rapamycin) che regola la crescita, la proliferazione, la motilità e la sopravvivenza delle cellule.  Tuttavia può avere gravi effetti collaterali tra cui la soppressione del sistema immunitario, l’infiammazione polmonare e un elevato rischio di diabete. A causa di questi gravi effetti collaterali non può essere raccomandato per i bambini con disturbo dello spettro autistico. Vi è un ulteriore farmaco che potrebbe essere oggetto di ricerca, chiamato everolimus, molto simile alla Rapamicina ma utilizzato per i pazienti con sclerosi tubercolosa, una malattia genetica che provoca tumori, ritardi cognitivi e aumenta il rischio di autismo.
Anche se non è ancora chiaro  se l’eccessivo numero di sinapsi sia un problema per un grande numero di persone con disturbo dello spettro autistico o sia limitato a poche persone,  gli scienziati però possono ora  condurre altri studi e ricerche per individuare nuovi farmaci più sicuri che possano aiutare a ripristinarne il normale numero. Importante è considerare che se un farmaco può normalizzare il numero di sinapsi e il comportamento sociale nei topi  non è altrettanto certo che abbia la stessa efficacia con le persone con disturbo dello spettro autistico.

Articolo:I bambini autistici hanno più sinapsi cerebrali degli altri

La notizia arriva direttamente dai ricercatori della Columbia University Medical Center (CUMC): bambini e adolescenti autistici avrebbero un maggior numero di sinapsi.
Se avere un buon numero di sinapsi può essere un fattore positivo, averle in eccesso può essere deleterio. Come è possibile, dunque, che se ne formino addirittura in abbondanza?
Secondo gli scienziati si tratta di una sorta di mancata “potatura”.  Avete presente cosa accade alla vegetazione se non viene mai potata nei mesi primaverili? Ecco, nelle sinapsi avviene una cosa simile: si forma una sorta di foresta cerebrale.

Il rallentamento del processo cerebrale di potatura durante lo sviluppo porterebbe a effetti profondi sulle funzioni del nostro cervello. Questo perché, come ben si sa, le sinapsi sono i punti in cui i neuroni si connettono e comunicano tra di loro. Va da sé che la comunicazione non può essere efficiente se è eccesiva.«È la prima volta che qualcuno ha cercato e visto la mancanza di potatura durante lo sviluppo dei bambini con autismo, anche se i numeri più bassi di sinapsi in alcune aree del cervello sono stati rilevati nei cervelli di pazienti anziani e nei topi con comportamenti autistico-simili», spiega il ricercatore professor David Sulzer
La potatura sinaptica sembra essere guidata da un processo di degradazione cellulare noto come autofagia. L’unico modo per risolvere il problema sarebbe l’ausilio di un farmaco che sia in grado di ripristinare la normale potatura sinaptica.
Per tentare una possibile soluzione è stata testata la rapamicina – detta anche Sirolimus. Si tratta di un farmaco immunosoppressore tradizionalmente utilizzato nei trapianti d’organi per evitarne il rigetto.
La ricerca, condotta per ora solo su animali (modelli murini con autismo) è stata in grado di tracciare il difetto di potatura di una proteina denominata mTOR – o bersaglio della rapamicina nei mammiferi – che, tra le altre cose regola la crescita e la sopravvivenza cellulare.
Quando mTOR diviene iperattiva le cellule cerebrali perdono la capacità di autofagia cellulare portando a numero eccessivo di sinapsi.Ripristinando nei topi il normale processo di auofagia e la conseguente potatura sinaptica i comportamenti autistico-simili sono diventati reversibili. Per far tutto ciò i ricercatori hanno scelto di utilizzare la rapamicina, la cui funzione – è risaputo – inibisce le proteine mTOR.

Il farmaco funzionava comunque anche se somministrato dopo che i comportamenti autistici si erano instaurati da tempo. Questo porta gli scienziati a pensare che il medicinale può essere adoperato anche a malattia avviata.
Secondo quanto riportato sulla rivista Neuron, nel cervello dei malati di autismo vi è una quantità eccessiva di proteina mTOR. La Rapamicina, tuttavia, è stata in grado di inibire mTOR riportando l’autofagia a condizioni normali.

«Il fatto che possiamo ravvisare cambiamenti nel comportamento suggerisce che l’autismo può essere ancora curabile dopo che è stato diagnosticato al bambino, se riusciamo a trovare un farmaco migliore», dichiara il prof. Sulzer.
«La cosa incredibile circa i risultati – continua Sulzer – è che centinaia di geni sono stati collegati all’autismo, ma quasi tutti i nostri soggetti umani avevano mTOR iperattiva e una diminuzione di autofagia e tutti sembrano avere una mancanza di normale potatura sinaptica. Questo ci dice che molti dei geni, forse la maggioranza, possono convergere sulla via mTOR/autofagia, allo stesso modo in cui molti affluenti portano al fiume Mississippi. Quando mTOR è instabile e ha ridotto l’autofagia, blocca la normale potatura sinaptica che può essere alla base dell’apprendimento di un comportamento appropriato che può essere una caratteristica unificante di autismo».

Secondo Alan Packer, ricercatore americano della Simons Foundation e co-finanziatore dello studio, eseguire uno screening della proteina mTOR e l’attività autofagica potrà fornire in un prossimo futuro un valido mezzo per diagnosticare alcune caratteristiche dell’autismo al fine di poter somministrare il trattamento più idoneo al soggetto autistico.
«Questa interessante ricerca potrebbe aiutare a sviluppare la nostra comprensione delle complesse differenze cerebrali che esistono tra le persone con autismo e quelli che non hanno tale condizione. Tuttavia, l’idea che un farmaco potrebbe essere sviluppato per trattare l’autismo deve essere valutata con cautela. Oltre a considerare le implicazioni etiche, ci chiediamo se è possibile estrapolare gli effetti dei farmaci sui topi che mostrano un comportamento apparentemente autistico e simile a esseri umani che in realtà hanno una reale disabilità», conclude
Carol Povey, direttore del Centro per l’Autismo della National Autistic Society.
Lo studio è pubblicato sulla rivista Neuron.
tratto da: stampa.it 

mercoledì 23 luglio 2014

Valeggio sul Mincio, Corso Pas Standard II Livello

Buongiorno a tutti
sono aperte le iscrizioni al corso Pas Standard II livello che si terrà aValeggio sul Mincio presso l'hotel Heden

Date:
10-11-12 Ottobre 21-22-23 Novembre;  

Per chi si iscrive entro il 15 Settembre è prevista una tariffa scontata di 380€+ iva dopo tale data la tariffa è pari a 410€+iva
Per ulteriori informazioni potete inviare una mail a marialuisa.boninelli@unive.it 

Di seguito vi allego il programma del corso di formazione.  
 Obiettivi:
·      conoscenza approfondita della teoria dell’Apprendimento Mediato

·      Utilizzo consapevole e competente dei Criteri di Mediazione 

·      Sviluppo e analisi dei propri processi cognitivi

·      Gestione della lezione

·      Coscienza degli strumenti relativi al II° Livello P.A.S.
1.   Istruzioni

2.   Relazioni Familiari

3.   Relazioni temporali

4.   Orientamento Spaziale II

5.   Classificazioni

Contenuti:

*    Analisi degli strumenti metodologici (Criteri di Mediazione, Analisi delle funzioni cognitive, Carta Cognitiva)

*        Il problema dell’apprendimento.

*        I criteri della mediazione.

*        Obiettivi o sottobiettivi del PAS.

*        Organizzazione degli incontri PAS.

*        Progettazione di attività cognitive collegate agli strumenti
*        L'Uso del Programma di Arricchimento Strumentale come risposta ai bisogni educativi speciali 
*        L' uso del Programma di Arricchimento Strumantale come risposta agli alunni con  comportamenti-problema


Tempi:
45 ore

N.B. QUESTO CORSO PREVEDE LE ORE FORMATIVE REALI CONTRATTUALI, RICHIESTE DAL FEUERSTEIN INSTITUTE. Corsi con ore di formazione inferiori alle 45 ore non corrispondono ai criteri formativi stabiliti dal FEUERSTEIN INSTITUTE e pertanto non possono essere considerati una formazione valida al Metodo Feuerstein.

Organizzazione:
Lezione Frontale, lezione interattiva e in piccolo gruppo per lo sviluppo, la discussione e l’applicazione degli strumenti.

Responsabile del corso e Formatore: 
Prof.ssa Maria Luisa Boninelli, qualificata e accreditata come formatore Senior associato al Feuerstein Institute di Gerusalemme, diretto dal prof.re Feuerstein, autorizzata all’insegnamento del Metodo, collabora con il Centro Studi Erickson nella formazione docenti e ha lavorato sempre come docente all'interno di corsi di specializzaione Universitari. 
 


Destinatari

La formazione è rivolta in particolare a quanti operano in attività psicopedagogiche, sociali e formative nell’ambito della scuola e della sanità (insegnanti, operatori sociali, logopedisti, psicologi, formatori, etc.)

SI PREGA DI PRENDERE VISIONE DELLE NUOVE NORME DA PARTE DEL FEUERSTEIN INSTITUTE SULLA FORMAZIONE CONTINUA CHE DEVONO ESSERE FIRMATE E CONSEGNATE IL PRIMO GIORNO DI CORSO. 
Grazie.

Partenza prossimi corsi: Vicenza Corso PAS Standard II Livello

Buongiorno a tutti
sono aperte le iscrizioni al corso Pas Standard II livello che si terrà a Vicenza nei seguenti giorni:
29-30-31 Agosto;12-13-14 Settembre; Per chi si iscrive entro il 18 Agosto è prevista una tariffa scontata di 380€+ iva dopo tale data la tariffa è pari a 410€+iva
Per ulteriori informazioni potete inviare una mail a pegoraro.laura@gmail.com;

Di seguito vi allego il programma del corso di formazione.  
 Obiettivi:
·      conoscenza approfondita della teoria dell’Apprendimento Mediato

·      Utilizzo consapevole e competente dei Criteri di Mediazione 

·      Sviluppo e analisi dei propri processi cognitivi

·      Gestione della lezione

·      Coscienza degli strumenti relativi al II° Livello P.A.S.
1.   Istruzioni

2.   Relazioni Familiari

3.   Relazioni temporali

4.   Orientamento Spaziale II

5.   Classificazioni

Contenuti:

*    Analisi degli strumenti metodologici (Criteri di Mediazione, Analisi delle funzioni cognitive, Carta Cognitiva)

*        Il problema dell’apprendimento.

*        I criteri della mediazione.

*        Obiettivi o sottobiettivi del PAS.

*        Organizzazione degli incontri PAS.

*        Progettazione di attività cognitive collegate agli strumenti
*        L'Uso del Programma di Arricchimento Strumentale come risposta ai bisogni educativi speciali 
*        L' uso del Programma di Arricchimento Strumantale come risposta agli alunni con  comportamenti-problema


Tempi:
45 ore

N.B. QUESTO CORSO PREVEDE LE ORE FORMATIVE REALI CONTRATTUALI, RICHIESTE DAL FEUERSTEIN INSTITUTE. Corsi con ore di formazione inferiori alle 45 ore non corrispondono ai criteri formativi stabiliti dal FEUERSTEIN INSTITUTE e pertanto non possono essere considerati una formazione valida al Metodo Feuerstein.

Organizzazione:
Lezione Frontale, lezione interattiva e in piccolo gruppo per lo sviluppo, la discussione e l’applicazione degli strumenti.

Responsabile del corso: 
Prof.ssa Maria Luisa Boninelli, qualificata e accreditata come formatore Senior associato al Feuerstein Institute di Gerusalemme, diretto dal prof.re Feuerstein, autorizzata all’insegnamento del Metodo, collabora con il Centro Studi Erickson nella formazione docenti e ha lavorato sempre come docente all'interno di corsi di specializzaione Universitari. 

Docenti: 


Dr.ssa Paola Pini psicologa di Primo livello iscritta all'albo, grafologa, scrittrice per diverse riviste educative, si occupa di formazione e consulenza in ambito clinico.  
Destinatari

La formazione è rivolta in particolare a quanti operano in attività psicopedagogiche, sociali e formative nell’ambito della scuola e della sanità (insegnanti, operatori sociali, logopedisti, psicologi, formatori, etc.)

SI PREGA DI PRENDERE VISIONE DELLE NUOVE NORME DA PARTE DEL FEUERSTEIN INSTITUTE SULLA FORMAZIONE CONTINUA.

sabato 5 luglio 2014

Articolo: Feuerstein sensed the future seconda parte

(Photo credit: The Mind Unleashed)
(Photo credit: The Mind Unleashed)
(Photo courtesy: Blindfold)
(photo credit: Blindfold)
With technology having taken hold of society, there are conflicting views and perceptions of how to view this up and coming generation. The debate centers on how children should learn and be evaluated. Will technology surpass human interaction in the classroom? Is there still room for socialization in our hi-tech world?
A popular meme. The quote is falsely attributed to Einstein but speaks to our fears of our current technological reality.
A popular meme. The quote is falsely attributed to Einstein but speaks to our fears of our current technological reality.
Socialization may be hampered by technology, but technology is undeniably necessary. Without technology, we would not have, for instance, the Pillcam (aka capsule endoscopy), now the gold standard for intestinal visualization. Without technology, we could not Skype with a grandmother many thousands of miles away.
Pill Cam
Should technology change our focus in the classroom? In today’s modern, technological world, should we focus on a child’s strengths or weaknesses or a combination of both? Many teachers choose to dedicate their professional lives to educating the next generation while other teachers talk about being boxed into an outdated and generalized rote curriculum. The typically structured lessons offers just enough time to cover concrete to abstract learning concepts without breaking down the picture, as much as is necessary for fully absorbing lessons.
If we want to enable students to learn for life rather than for a test, the topic must be divided into four levels: the concrete, the semi-concrete, the semi-abstract, and the abstract. Manipulatives—things that can be touched and moved—can be used to help the student master the first, concrete level of learning. Getting to the semi-concrete and semi-abstract levels is a bit harder these days, due to the ever present flow of images provided by computers. Exposure to constant images comes with the result that visual imagery is compromised in many students. Helping children to reach the semi-concrete and semi-abstract levels helps support their working memory by helping them to create “mind pictures.”
Incorporating pictorial representations into lessons, so as to absorb the semi-concrete and semi-abstract levels of learning, is effected by having students design, interpret, and read information in an organized format. Students can create drawings, graphs, diagrams, charts, and graphic visual organizers. Finally, the students can apply the abstract (symbolic representation) by demonstrating the understanding and use of letters, numbers or topic. The sequence of concrete followed by pictorial to abstract creates a strong foundation for learning.

Articolo: measuring performance

Today, performance is measured through standardized tests. Students that struggle due to cultural differences, learning disabilities, anxiety, or other factors, receive accommodation—but only if the child’s “problem” is “bad enough”—and this is based on an IQ test that does not fairly measure a child’s ability to learn.
Reuven Feuerstein (photo courtesy of the Feuerstein Institute)
Reuven Feuerstein (photo courtesy of theFeuerstein Institute)
Feuerstein believed in another way. He knew that learning is culled not only from the moment of birth or from the time an IQ test is administered, but that learning is impacted, for better or for worse by the past, present, and future. All of these factors, taken into consideration, are relevant for our academic success, which is never “over.” We, all of us, should be constantly in a state of learning and growing and in large measure, this is linked to our experiences in the past, present, and in the future.
A glance at our society, however, shows it has been taken hostage by automaticity. TEACHING today should be about embracing technology without allowing it to become a substitute for executive functioning. Google is at our fingertips. That should be a wonderful thing, but for many people, Google means that the working memory is compromised. The lack of cognitive and motor connections, such as the ability to tie a shoe, tell time, and do mental math are glaring, and seem to be lost artifacts of an earlier, even ancient time.
Our next generation’s brains, on the other hand, are wired to learn in a new and innovative way that depends on incorporating cultural as well as “social emotional intelligence.” Teachers are looking for a new manner of curriculum capable of bringing the adventure of learning into their classrooms in an enjoyable and productive manner. Google classroom is an example while international competitions like the “Brain Bee” encourage high school students to learn more about neuroscience. When schools become involved in such competitions, students are motivated to learn about their brains and how they learn. This knowledge empowers students to understand how social/emotional and cultural intelligence play a role in learning and life. It teaches them how they think and how to utilize their strengths and apply appropriate, workable strategies.

Articolo Feuerstein sensed the future

Feuerstein recognized Binet’s true purpose in conceiving the IQ test. He knew that the “ability to learn” should be evaluated before measuring a child’s acquired knowledge and intellectual skills. Reuven Feuerstein was a man who could sense the future and who recognized the reality of brain plasticity before the phrase was known and popularized. Feuerstein was able to demonstrate to the world that social and cultural understanding is as important as our biological development.
Students learning in a second language are now common in schools, worldwide. What is the true learning potential of these children?
Reuven Feuerstein would know. He developed new teaching tools in which skills were linked to concepts that worked and had meaning. In this learning format a child could not only develop learning skills but think creatively about his learning, too.
Feuerstein wanted each child to have a fair chance during the evaluation period. In his own evaluations, he shifted the main emphasis so that an evaluation no longer offered a static, immovable summary of a child’s intelligence. By integrating cultural, social, and emotional intelligence, Feuerstein instead placed the emphasis on identifying the individual child’s strengths and weaknesses to demonstrate how that particular child can learn.

Articolo Realizing Reuven Feuerstein's Dream

The greatness of Reuven Feuerstein, clinical, developmental, and cognitive psychologist, known for his theory that intelligence is not fixed, lay in his recognition of the relevance of a child’s past, present, and future to that child’s academic success. A child may have had a rough start, but can still have a brilliant future. Feuerstein knew that—knew that all children are capable of learning, no matter where they are at the start. But Feuerstein is gone, having died at the ripe old age of 93. With Feuerstein now only a memory, who is left to believe that our children, all of them, can learn?
We are a society of labels: ADHD, dyslexia, math whiz, genius, slow, quick. It’s easier to deal with the label than to see through the externals to the strengths buried deep within the child, which might be called upon to advance learning to the next level. This was Feuerstein’s strength: seeing the strengths in the child, seeing the whole child, and defining the next goal in the learning process. It is up to us to keep Feuerstein’s legacy and important methodologies alive.
In the 1950’s, Feuerstein took part in research trials in which a number of academic tests were administered to immigrant children. Feuerstein questioned the poor results of these immigrant children on IQ tests and decided to mediate and intervene. As a result, the performance levels of the immigrant children rose.
There is a pervasive belief that IQ tests summarize a child’s unchangeable intelligence. This is, in fact, untrue. The IQ test was designed by Binet to determine how children enrolled in the Paris public school system were faring. Binet’s intention was that new educational programs would be created in response to the results of French schoolchildren taking the test. The very foundation for the IQ test’s conception was to demonstrate that education and review/practice could bring about fundamental changes to a child’s intellect.