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sabato 18 agosto 2018

Le coccole della mamma favoriscono lo sviluppo cerebrale del bimbo

LA CAREZZA di una madre va ben oltre un semplice gesto d'affetto.                                     Il contatto fisico tra lei e il proprio piccolo, infatti, sarebbe fondamentale per lo sviluppo del cervello del bambino. Secondo un nuovo studio sui topi del team di esperti dell’Emotional Brain Institute di New York, pubblicato sulla rivista eNeuro come le cure materne siano un fattore chiave per lo sviluppo cerebrale della prole e possono avere effetti anche a lungo termine, in quanto modulano la produzione di serotonina, neurotrasmettitore chiave per lo sviluppo del cervello. Separare un figlio dalla propria madre nella prima fase della sua vita, precisano i ricercatori, potrebbe quindi far deviare questo sviluppo e causare una maggior suscettibilità a disturbi neuropsichiatrici e problemi comportamentali. Se un bimbo dovesse perdere la genitrice in questa fase della vita o essere allontanato da lei, è quindi molto importante riempirlo di attenzioni e coccole per colmare questo vuoto. 


LO STUDIO

Lo studio, coordinato dalla psichiatra Catia Teixeira, è stato condotto su un gruppo di 24 cuccioli di topo. Il team si è servito di un metodo innovativo, ovvero di registrazioni elettrofisiologiche wireless, un sistema con cui è possibile di registrare l’attività cerebrale in remoto, e ha permesso di monitorare il cervello dei cuccioli durante i momenti di interazione con la propria madre. Dalle analisi, il team di ricercatori è riuscito a mostrare l'esistenza di un legame diretto tra la cura materna e la produzione di serotonina, un neurotrasmettitore noto per essere coinvolto in importanti funzioni, tra cui lo sviluppo del cervello e la regolazione del tono dell'umore e delle emozioni.



I RISULTATI

I ricercatori hanno scoperto che il contatto materno è in grado di aumentare nei cuccioli l'attività della corteccia cingolata anteriore, una regione del cervello ricca di recettori della serotonina. Quando invece i ricercatori hanno bloccato artificialmente questi recettori, l'effetto della presenza della madre è stato neutralizzato del tutto. Successivamente, i ricercatori hanno trattato alcuni cuccioli, che erano stati precedentemente isolati dalla madre, con la fluoxetina, un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina (ovvero che ne impedisce il riassorbimento, aumentandone la disponibilità per il cervello) e principio attivo di una classe di psicofarmaci che rientrano nell'ambito degli antidrepressivi. Una volta somministrato il farmaco, i ricercatori hanno osservato che l'attività della corteccia cingolata anteriore aumentava in modo molto simile a quanto osservato con la presenza della madre. “I nostri risultati, quindi, evidenziano come il contatto materno e il sistema della serotonina siano importanti regolatori dell'attività neuronale nel cervello in via di sviluppo dei cuccioli”, concludono i ricercatori.
Fonte: la Repubblica. 


#mamma #coccole #bimbi #ricerca #genitori 


pubblicato da Maria Luisa Boninelli


giovedì 9 maggio 2013

Articolo: il cervello ha una data di scadenza



A dirci che stiamo invecchiando non sono le rughe né l'età, ma il cervello. Con una vera "data di scadenza" scritta sull'ipotalamo. Una data che scandisce l'avanzare degli anni e persino la durata della vita. A rivelarlo è una ricerca dell'Albert Einstein College di medicina di New York, pubblicata sulla rivista Nature. Questa deadline, al momento individuata soltanto nei topi, potrebbe aprire nuove strade sulla possibilità di controllare molte malattie legate all'avanzare degli anni.

Articolo: un microchip che parla ai neuroni



BOLOGNA - Un microchip trasparente, biocompatibile ed organico (quindi con un basso rischio di rigetto) capace di "parlare" e interagire con il funzionamento dei neuroni. Un'innovazione che potrà condurre, in futuro, alla "riparazione" dei neuroni malfunzionanti ad esempio per un trauma o per il morbo di Parkinson. La nuova piattaforma è stata creata dai ricercatori del Cnr di Bologna ed è stata pubblicata sulla rivista Nature Materials, una delle più prestigiose al mondo nel campo della scienza e la tecnologia dei materiali.

venerdì 1 marzo 2013

Un maestro... un alunno e una storia.

Uno studente appena ammesso in una Scuola, continuava ad importunare il suo Maestro lamentandosi di non aver capito, di non poter capire e di avere poca speranza di riuscire a capire in futuro.

lunedì 25 febbraio 2013

28 Febbraio giornata delle malattie rare.

 Cari Lettori, 
 lavorando con i bisogni educativi speciali, non posso non ricordarvi    che il 28 Febbraio    verrà celebrata al Policlinico di Milano,  la giornata della malattie rare.

Per quest'occasione è stato creato un video che vi allego. 


venerdì 22 febbraio 2013

Il Cervello plastico Unico e differente

Il concetto fondamentale delle nuove neuroscienze è che nel corso del tempo il cervello è sempre disposto a “riformarsi” e a “modificarsi”. Il cervello, come la vita, non è una “cosa statica”, ma un divenire, un processo di auto creazione noto con il termine di “autopoiesi”. L’idea dunque di una intelligenza immutabile è “falsa” (Rose). La ricerca mostra che è possibile accrescere la propria intelligenza (Dean, Morgenthaler).

giovedì 7 febbraio 2013

Ariccia, si impara... Giocando

Gentili Lettori, 
pubblico molto volentieri le iniziative ideate dalla Fondazione Giorgina Borgiani in collaborazione con Bimbi in arte  rivolte ai bambini dai 3 ai 13 anni per lo sviluppo delle abilità cognitive, creative e relazionali. 

martedì 5 febbraio 2013

Contro il bullismo

Contro il bullismo: “Estendiamo il metodo Feuerstein” Nicoletta Zuliani


LATINA – «Il metodo Feuerstein va esteso a tutte le scuole elementari del Comune di Latina». Nicoletta Zuliani, consigliera comunale del Partito democratico e insegnante, rilancia il progetto contro il bullismo e la microcriminalità giovanile attivato in due classi (una quarta e una quinta) dell’istituto comprensivo Don Milani nel quartiere Nuova Latina (Q4).

lunedì 4 febbraio 2013

Catania, Festa di Sant'Agata


Poche sono le celebrazioni religiose che possono paragonarsi alla festa di Sant’Agata a Catania per spettacolarità, intensità, devozione e numero di fedeli e curiosi che vi prendono parte. E' una delle feste patronali più belle del mondo. Più di un milione di persone si radunano nell’incantevole città di Catania che ogni anno, per tre giorni, si ferma e prende una pausa da tutto ciò che quotidianamente la attraversa, per dedicarsi interamente alla sua santa patrona. 

domenica 3 febbraio 2013

Angelo del Carnevale Venezia 2013


Studentessa cafoscarina iscritta a Commercio Estero si è lanciata impavida dal campanile di S. Marco per il Volo dell’Angelo 2013 in programma oggi domenica 3 febbraio.

In università, Marta Finotto afferma sorridente: «L’altezza non mi intimorisce. Il momento più difficile del volo? sicuramente scavalcare la balaustra»

giovedì 17 gennaio 2013

Il Metodo Feuerstein in Finlandia.

A Unique Learning Method Originating In Israel Will Be Employed Soon In Finland’s Advanced Education System
ISRAEL WILL INSTRUCT FINLAND
The Scandinavian Country Whose Education System Is Considered The Best In The World Has Decided To Employ A Program For Acquiring Thinking And Learning Skills That Was Developed By Israel Prize Winner Prof. Reuven Feuerstein.
By Tamar Trebelsi Hadar



mercoledì 2 gennaio 2013

Come la memoria sviluppa l'apprendimento.

edyourdon-memoryTeachers are the caretakers of the development of students’ highest brain during the years of its most extensive changes. As such, they have the privilege and opportunity to influence the quality and quantity of neuronal and connective pathways so all children leave school with their brains optimized for future success.

venerdì 14 dicembre 2012

Educabilità cognitiva e il Metodo Feuerstein

Gli studi più recenti delle scienze che riguardano il processo apprenditivo dell’uomo ritengono che i problemi legati a detto processo  non sono da riferire a fattori intellettivi o a cattivo funzionamento cognitivo, ma alla mancata capacità di mettere in atto strategie che consentono di utilizzare in modo efficace i contenuti dell’apprendimento e dell’esperienza. 
L’educabilità cognitiva intesa come rapporto di mediazione  tra docente e discente intende promuovere nel discente l’uso ottimale del suo “sistema operativo di base” affinché risulti efficiente in un qualsiasi contesto.  

giovedì 8 novembre 2012

Integrazione scolastica: Primi in Europa ma con scarse risorse per il sostegno

Una ricerca del Censis conferma l'eccellenza del modello inclusivo italiano ma evidenzia inadeguati investimenti nel sostegno e nel progetto di vita

La ricerca "I bisogni ignorati delle persone con disabilità", promossa dalla Fondazione Cesare Serono e realizzata dal Censis,  colloca l'Italia tra gli ultimi Paesi europei per risorse destinate alla protezione sociale delle persone con disabilità. Sia le risorse che le misure erogate in prestazioni economiche, in beni e servizi sono molto al di sotto della media dei Paesi dell'Unione europea. Il modello italiano rimane fondamentalmente assistenzialistico. Le misure erogate sono infatti di tipo pensionistico, con delega alle famiglie, e non prevedono  servizi che potrebbero garantire livelli di assistenza migliori e valorizzare le capacità di autonomia delle persone con disabilità.

IL MODELLO SCOLASTICO - L'inclusione scolastica occupa nel nostro Paese un posto centrale nel panorama delle politiche di inserimento sociale delle persone con disabilità. La legge obbliga tutte le scuole pubbliche e private ad accettare l'iscrizione degli alunni con disabilità. L'esperienza italiana rappresenta in questo un'eccellenza, eppure le risorse dedicate alle attività di sostegno e di integrazione degli alunni con disabilità appaiono inadeguate. In Italia, cioè, pressoché la totalità degli alunni disabili frequenta le classi comuni; però, di fatto, tra i Paesi indagati, è nel Regno Unito che il percorso di integrazione all'interno della scuola ordinaria risulta particolarmente avanzato, attento nell'intercettare i bisogni e disponibile a dedicare agli alunni disabili risorse ampie, seppure in uno scenario nel quale permane la possibilità di esclusione dalla scuola ordinaria.

In Italia, invece, nell'anno scolastico 2010-2011, circa il 10% delle famiglie ha dovuto presentare un ricorso al Tribunale per ottenere un aumento delle ore di sostegno. Il nostro Paese, cioè, destina poche risorse all'inclusione scolastica. Il rischio è che le politiche di contenimento dei costi ed il razionamento dei servizi configurino uno svuotamento dell'inclusione scolastica, rendendo preferibile una soluzione differenziata, che possa però garantire un livello adeguato di attenzione e cura. Si tratterebbe di un effetto paradossale, laddove è assolutamente evidente che il problema non è l'inclusione in sé, bensì il contingentamento delle risorse.

Scarso, inoltre, è il raccordo tra scuola e lavoro, poiché il modello formativo non promuove la costruzione di competenze spendibili in un progetto di vita professionalmente attivo.

L'INSERIMENTO LAVORATIVO - L'Italia è molto indietro nell'inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Se in Francia si arriva al 36% di occupati, nel nostro Paese il tasso si ferma intorno al 18 %. Una volta completato il percorso formativo, cioè, i disabili incontrano difficoltà a trovare un lavoro. Tra le persone con Sindrome di Down meno di una su tre lavora dopo i 24 anni e il dato scende al 10% per chi ha problemi di autismo. Inoltre, nei casi di  malattie croniche che causino una progressiva disabilità, vi sono molti problemi a mantenere il lavoro trovato. Ne deriva che tanta è ancora la strada da percorrere in direzione di una cultura della diversità. Purtroppo.

tratto da: disabili.com

sabato 14 gennaio 2012

Articolo: Mo te lo spiego a papà chi è Marco

" ... ma papà, Marco sbatte sempre le costruzioni sul tavolo"
"E la maestra cosa gli dice?"
"Che non si fa"
"Ma si arrabbia perché non riesce a costruire le cose?"
"No non si arrabbia, ma mmm èèèèè mm nervoso"
" Ma tu giochi con lui?"
"Uffa ma Marco non sa giocare"
"Bene, e allora perché non gli fai vedere come si costruisce un garage, o la torre dei pirati come facciamo noi?"
"Ma lui non sa pallare"
"Neanche tu sai pallare bene. Si dice parlare. Vedi? Diciamo che Marco parla in un altro modo, quasi come parliamo noi, ma tu devi imparare la sua lingua"
"Ma quello grida"
"Ascolta bene, non grida, ma forse ti sta chiamando"
"E' vero pure la maestra lo dice"
"Per cui quando credi che ti stia chiamando girati verso di lui e chiedigli cosa vuole"
"Papà, ma Marco ha sempre la lingua da fuori"
"E questa cosa ti fa paura?"
"Si"
"Guardati un po' nello specchio. Li vedi i tuoi capelli da pazzo? Sicuramente c'è qualche bambino che quando ti vede ha paura. Ognuno di noi ha delle cose belle e brutte, alcune fanno paura e altre no"
"E' vero Fabrizio porta sempre a scuola dei mostri che mi fanno paura"
"Ma a te piace giocare con Fabrizio?"
"Si, si"
"Allora Fabrizio non ti fa paura?"
"Papà, ma Marco rompe sempre i giochi"
"Perché tuo fratello nooo? Se voi lo escludete lui un po' si innervosisce"
"Ma lui non sa giocare"
"Eh no. Sei tu che non sai giocare come lui. Marco gioca in un altro modo. Prova a fare come fa lui"
"Ma lui sta sempre a terra"
"Benedetto figlio. Ma ora vuoi fare il preciso con me? Se a casa stai sempre per terra e fai scivolate in continuazione, mi vuoi dire che a scuola non le fai mai?"
"La maestra non vuole"
"Invece io sì. Lasciamo stare. Però facciamo una cosa, domani chiediamo alla maestra se una volta a settimana si può giocare tutti sdraiati a terra come fa Marco"
"Lo facciamo. L'altra volta la maestra ci ha fatto giocare sempre a terra"
"Brava la maestra e come mai?"
"Booooo"
"Diciamo che una volta si gioca come fate voi e una volta si gioca come gioca Marco"
"Papà, ma lo posso toccare?"
"A te ti possono toccare?"
"Si, ma a volte no"
"Bene pure per Marco è lo stesso. Devi cercare di capire quando è il momento e quando no. Se però lui grida non ti spaventare perché forse non hai capito che era il giorno in cui non potevi toccarlo"
"Io voglio bene a Marco"
"Perché non dovresti volerne. Amore mio Marco ti farà diventare un grande uomo perché ti insegnerà un'altra lingua, un altro modo di guardare, un altro modo di giocare. Pensa che tutti i bambini che non incontreranno Marco non potranno imparare queste cose e saranno meno fortunati"
"Pure la mamma di Marco è fortunata?"
"Tutte le mamme e i papà sono fortunati ad avere dei figli come voi"
"E perché la mamma di Marco a scuola pallava con la maestra e poi piangeva. Pecchè piangeva?"
"Non lo so. Ma tu sei sicuro che erano lacrime?"
"...No schezzo. Stava ridendo in un altro modo. Diversamente"
Autore: Francesco Uccello 

lunedì 7 novembre 2011

Lettera di un ragazzino dislessico

Onorevole,ministro della pubblica istruzione
Ti scrive un ragazzino di II media. Mi chiamo Lorenzo e ho scoperto da poco di essere dislessico.
L’ impato con le medie è stato disastroso: e la prof. di matematica mi diceva che non ci arrivavo e quella italiano mi diceva che avevo la scrittura illeggibile! Pensi che si è rifiutata di leggere il mio ultimo tema . Per i voti la penso come don Lorenzo milani .Per me le verifiche o comunque i voti servono a rinforzare i forti e indebolire i deboli e io che speravo di diventare ministro della publica istruzione! Come faccio?
Solo quelli che hanno ottimo possono diventarci, quelli che la scuola ritiene intelligenti ma che invece studiano tutto a memoria e non sanno fare un minimo collegamento?Quelli farete diventare ministri?
Ritornando ai voti volevo dire che gli studenti di Don Milani non erano incapaci anzi erano bravi. Ma se continuamo così il mondo andrà ai presunti intelligenti ,e per colpa dei voti si ritonerà all’ analfabetismo della popolazione non dominante cioè di quella che non governerà mai per essere stata per anni giudicata incapace.
Poi vorrei parlare dei miei compiti: arrivo sempre a mezzanotte e poi continuo dalle 6 alle 7 di mattina. Poco tempo fa c’è stato un giorno critico. Era sabato ed a un certo punto arriva la notizia che lunedì c’è la festa di un mio compagno .
La mia classe ci andava ma per i compiti che avevo per martedì io che sono più lento per la dislessia, non ci sarei potuto andare e li mi è preso una crisi isterica: piagevo perché i compiti erano troppi e mia madre mi tranquillizzava.
I compiti per martedì erano i seguenti:
GEO: pag.114-119+es
ANT: pag.21-24+es(tra cui due sul quaderno e due sul libro)
MAT:stud. Pag. 172 e 174 es 1-2-4-5-7-8 pag173 e 1-3-4 pag175(tutto sul quaderno)
INGL:memorizza e copia il brano pag11(scenetta)parte ragazzi=devid e caren
ragazze= geremi e nigel
Scienze: pag 15 e 17
Alla festa alla fine ci sono adato perché se rinunciavo al la festa, a questo punto non facevo neanche piu calcio, scaut ecc.
Io non parlo in nome dei didlessici ma anche di altri compagni.
La mia domanda è se puo abolire i voti e le verifiche che ci giudicano, oppure lasciare le verifiche solo per vedere a che punto stiamo ma senza voti. Le chiedo anche di abolire i compiti o almeno di invitare i professori a confrontarsi per vedere la somma complessiva dei compiti che ci danno ogni santo giorno anche quando è festa. E’ possibile che i TEMPI di noi ragazzi e bambini non vengono mai rispettati? Io credo che il problema è che gli adulti non sanno mettersi nei nostri panni e allora la scuola verrà sempre odiata.
Io non dico questo perché sono svogliato(come penza tanta gente di me) ma perché credo che la scuola non puo occupare una gionata intera,dalla mattina alla notte.
Credo che noi abbiamo il diritto(ma non solo i dislessici) di sfocarci con il gioco e le amicizie che a scuola non puoi coltivare.
Un ciao di speranza
Lorenzo De Angelis
p.s
vorrei tanto una risposta con una sua nuova riforma veramente pensata per noi.
La invito a consultare il sito www.dislessia.org/forum sezione penne adolescenti, dove hanno pubblicato la mia lettera.




sabato 15 ottobre 2011

L'educazione cognitiva nell'infanzia.

"Per educare non basta istruire." Sigmund Freud

Per alcuni bambini la scuola non è solo un luogo di apprendimento e di socializzazione, ma è destinato ad essere il posto dove troppo spesso si scontrano con l'insuccesso e con la frustrazione che ne consegue, minando fortemente l'immagine di Sé in costruzione.
Sono giovani studenti che pur conservando un potenziale intellettivo intatto hanno difficoltà di autoregolazione e di controllo dell'impulsività, faticano a generalizzare gli apprendimenti, a cogliere relazioni, usano il linguaggio per comunicare, ma non in maniera adeguatamente strutturata, hanno difficoltà nel realizzare che il pensiero viene elaborato nella loro mente, spesso attribuiscono la ragione del loro insuccesso a fattori esterni.
Queste difficoltà spesso sono evidenziabili sin dalla scuola materna, quindi è importante l'intervento precoce. E' opportuno che il bambino impari a percepirsi come essere pensante, questa consapevolezza può essere maturata già intorno ai 4 anni di età.
Proprio con l'intento di “imparare ad imparare” e di “focalizzare l'attenzione dei bambini sui propri processi di pensiero”, al termine degli anni '80 Carl Haywood e Penelope Burns presso la Vanderbilt University (U.S.A.), hanno elaborato un Programma di Educazione Cognitiva per la prima infanzia: il Bright Start. Il programma si rivolge a bambini di età compresa tra i 3-6 anni, normodotati o con deficit cognitivi.
Il Programma di Educazione Cognitiva (PEC), vanta riferimenti di tutto rispetto: Piaget, Vygotsky e Feuerstein.
Oggi, grazie al contributo delle neuroscienze, sappiamo che l'intelligenza non è solo frutto della genetica, ma è un costrutto a cui concorrono fattori socio-culturali, ambientali e quindi è modificabile.
Haywood (fine anni '80) distingue tra intelligenza e cognizione: l'intelligenza viene definita come un'attitudine innata generalizzata e la cognizione come la risultante di processi di pensiero che devono essere appresi. Quest'ultima è modificabile mediante l'educazione e promuovendo la motivazione intrinseca: il rinforzo non deve venire dall'esterno, ma il soggetto deve sentirsi coinvolto e gratificato nello svolgere un dato compito.
Il PEC fa riferimento alla teoria degli stadi dello sviluppo dell'intelligenza di Piaget, infatti tra i 3 ed i 6 anni il bambino entra nello stadio delle operazioni concrete (classificare, includere in classi, il concetto di numero, etc.)
Notevole è l'influenza di Vygostky, che considera l'apprendimento un processo sociale che avviene in contesti dove sono presenti gli adulti; questi aiutando i bambini nell'apprendere contribuiscono a creare la zona di sviluppo potenziale, che è lo scarto tra quanto il bimbo apprende se lasciato solo davanti ad un problema e quanto invece riesce a fare se opportunamente guidato da un adulto.
Per questa ragione le caratteristiche dell'ambiente in cui il soggetto vive e impara, sono determinanti per il suoi processi di apprendimento.
Il PEC risente moltissimo dell'influenza di Feuerstein con la Teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale, che asserisce che la mente umana è plastica, che l'intelligenza è modificabile e la genetica non ha l'ultima parola. Feuerstein pone l'accento sulle funzioni cognitive (ossia i processi di pensiero sottesi agli apprendimenti) e sull'Esperienza di Apprendimento Mediato. E' importante sapere che ci sono due maniere per apprendere: dall'esposizione diretta agli stimoli ambientali o attraverso la mediazione dell'adulto che si interpone tra lo stimolo ambientale ed il bambino e tra quest'ultimo e la risposta. Nei bambini con difficoltà cognitive, con vissuti traumatici, esperienze di immigrazione o in quando i genitori sono assenti, sono necessarie numerose Esperienze di Apprendimento Mediato.
Il Programma di Educazione Cognitiva è costituito da sette Unità proposte in un dato ordine: controllo di sé, relazioni quantitative, confronti, cambiamento di ruolo, classificazione, seriazione e caratteristiche distintive. Ciascuna Unità è suddivisa in brevi lezioni della durata di circa 20 minuti che si rivolgono ad un gruppetto di 4-5 allievi e hanno una strutturazione standard. Le lezioni fanno il focus su alcune funzioni cognitive che devono essere riprese nel corso della giornata, durante le attività curricolari dell'intera classe. Non richiedono una programmazione, ma ben si adattano a qualunque contenuto, perché l'obiettivo principale è rendere il bambino cosciente di pensare, aiutarlo a scoprire le strategie necessarie per apprendere, insegnargli a porsi le giuste domande, a regolare il proprio comportamento e a generalizzare gli apprendimenti.
Edvard Henry Potthast: a family outing.

Uno dei punti di forza del Programma Bright Start è che prevede la possibilità di coinvolgere i genitori, in quanto il loro ruolo è fondamentale per l'educazione del fanciullo: con loro il piccolo trascorre molte ore, così si può creare sinergia e continuità tra la scuola e la famiglia.
Il PEC prevede un Manuale per genitori, semplice e divertente, dove sono proposte delle attività legate alle sette Unità. Il bimbo, opportunamente mediato dall'adulto, può svolgere a casa queste attività utili e divertenti.
L'inclusione dei genitori nel Programma di Educazione Cognitiva crea intorno al bambino un ambiente modificante, continuità e sistematicità, che sono “conditio sine qua non” per l'educazione o la rieducazione dei processi di pensiero.
Articolo di: Nadia Scarnecchia, applicatrice e valutatrice Metodo Feuerstein, Rivalta di Torino. 

venerdì 6 maggio 2011

Lettera a un professore

Tratto dal Repubblica.it 

Il lavoro degli insegnanti è diventato oggi un lavoro di frontiera: supplire a famiglie inesistenti o angosciate, rompere la tendenza all' isolamento e all' adattamento inebetito di molti giovani, contrastare il mondo morto degli oggetti tecnologici e il potere seduttivo della televisione, riabilitare l' importanza della cultura relegata al rango di pura comparsa sulla scena del mondo, riattivare le dimensioni dell' ascolto e della parola che sembrano totalmente inesistenti, rianimare desideri, progetti, slanci, visioni in una generazione cresciuta attraverso modelli identificatori iperedonisti, conformistici o apaticamente pragmatici.
 
Gli insegnanti consapevoli ce lo dicono in tutti i modi: "Non ascoltano più!", "Non parlano più!", "Non studiano più!", "Non desiderano più!". Cosa può dunque tenere ancora vivo il motore del desiderio? Non è forse questa la missione che unisce tutte le figure (a partire dai genitori) impegnate nel discorso educativo? Mestiere impossibile decretava Freud. Aggiungendo però a questa profezia pessimistica una buona notizia: i migliori sono quelli che sono consapevoli di questa impossibilità, quelli che non si prendono per davvero come padri o insegnanti educatori. I migliori sono quelli che hanno contattato la loro insufficienza. Sono quelli che hanno preso coscienza dell' impossibilità e del danno che provocherebbe porsi come gli educatori migliori. Proviamo ora a fare un esperimento mentale: chi sono gli insegnanti che non abbiamo mai dimenticato? Sono quelli che hanno saputo incarnare un sapere, sono quelli che ricordiamo non tanto per ciò che ci hanno insegnato ma per come ce lo hanno insegnato. Ciò che conta nella formazione di un bambino o di un giovane non è tanto il contenuto del sapere, ma la trasmissione dell' amore per il sapere. 

Gli insegnanti che non abbiamo dimenticato sono quelli che ci hanno insegnato che non si può sapere senza amore per il sapere. Sono quelli che sono stati per noi uno "stile". I bravi insegnanti sono quelli che hanno saputo fare esistere dei mondi nuovi con il loro stile. Sono quelli che non ci hanno riempito le teste con un sapere già morto, ma quelli che vi hanno fatto dei buchi. Sono quelli che hanno fatto nascere domande senza offrire risposte già fatte. Il bravo insegnante non è solo colui che sa ma colui che, per usare una bella immagine del padre sopravvissuto celebrato da Cormac McCarthy ne La strada, "sa portare il fuoco". Portare il fuoco significa che un insegnante non è qualcuno che istruisce, che riempie le teste di contenuti, ma innanzitutto colui che sa portare e dare la parola, sa coltivare la possibilità di stare insieme, sa fare esistere la cultura come possibilità della comunità, sa valorizzare le differenze, la singolarità, animando la curiosità di ciascuno senza però inseguire alcuna immagine di "allievo ideale", ma esaltando piuttosto i difetti, persino i sintomi, di ciascuno dei suoi allievi, uno per uno. È, insomma, come scrisse un grande pedagogista italiano quale fu Riccardo Massa, qualcuno che "sa amare chi impara". Tutti ne abbiamo conosciuto almeno uno. 

Questa è la vera prevenzione primaria che servirebbe ai nostri figli: incontrarne almeno uno così. Dobbiamo, invece che ironici, essere riconoscenti all' esercito civile di chi ha scelto di vivere nella Scuola, a coloro che hanno autenticamente e appassionatamente scelto di amare chi impara. Mi è capitato di voler continuare ad insegnare mentre venivo interrotto in aula dagli studenti che protestavano per la Legge Gelmini. Avevano ragione, ma ho insistito nel difendere le mie ragioni. La democrazia è fatta di queste divergenze, di questi conflitti tra prese di posizione diverse che possono convivere mantenendosi tali. Volevo proseguire nella lezione perché un' ora di lezione non è un automatismo svuotato di senso, non è routine senza desiderio come invece sembrava pensassero i miei interlocutori. Certo questo è il morbo della Scuola, è la patologia propria del discorso dell' Università che ricicla un sapere che tende anonimamente alla ripetizione annullando la sorpresa, l' imprevisto, il non ancora sentito e il non ancora conosciuto. Il vero nemico dell' insegnante è la tendenza al riciclo e alla riproduzione di un sapere sempre uguale a se stesso. È lo spettro che sovrasta e può condizionare mortalmente questo mestiere: adagiarsi sul già fatto, sul già detto, sul già visto. Ridurre l' amore per il sapere a pura routine. A quel punto non c' è più trasmissione di una conoscenza viva ma burocrazia intellettuale, parassitismo, noia, plagio, conformismo. Un sapere di questo genere non può essere assimilato senza generare un effetto di soffocamento, una vera e propria anoressia intellettuale. Eppure la Scuola continua ad essere fatta di ore di lezione che possono essere avventure, esperienze intellettuali ed emotive profonde. Di fronte ai giovani che protestavano ho voluto continuare ad insegnare e l' ho fatto per tutti i maestri che mi hanno insegnato che un' ora di lezione può sempre aprire un mondo. Il nostro tempo segnala una crisi senza precedenti del discorso educativo. Le famiglie appaiono come turaccioli sulle onde di una società che ha smarrito il significato virtuoso e paziente della formazione rimpiazzandolo con l' illusione di carriere prive di sacrificio, rapide e, soprattutto, economicamente gratificanti. Come può una famiglia dare senso alla rinuncia se tutto fuori dai suoi confini sospinge verso il rifiuto di ogni forma di rinuncia? Per questa ragione di fondo la Scuola viene invocata dalle famiglie come un' istituzione "paterna" che può separarei nostri figli dall' ipnosi telematica o televisiva in cui sono immersi, dal torpore di un godimento "incestuoso", per risvegliarli al mondo. Ma anche come una istituzione capace di preservare l' importanza dei libri come oggetti irriducibili alle merci, come oggetti capaci di fare esistere nuovi mondi. Capissero almeno questoi suoi censori implacabili. Capissero che sono innanzitutto i libri - i mondi che essi ci aprono - ad ostacolare la via di quel godimento mortale che sospinge i nostri giovani verso la dissipazione della vita (tossicomania, bulimia, anoressia, depressione, violenza, alcoolismo, ecc). Lo sapeva bene Freud quando riteneva che solo la cultura poteva difendere la Civiltà dalla spinta alla distruzione. La Scuola contribuisce a fare esistere il mondo perché un insegnamento, in particolare quello che accompagna la crescita (la cosiddetta scuola dell' obbligo), non si misura certo dalla somma nozionistica delle informazioni che dispensa, ma dalla sua capacità di rendere disponibile la cultura come un nuovo mondo, come un altro mondo rispetto a quello di cui si nutre il legame familiare. Quando questo mondo, il nuovo mondo della cultura, non esiste o il suo accesso viene sbarrato, come faceva notare il Pasolini luterano, c' è solo cultura senza mondo, dunque cultura di morte, cultura della droga. Se tutto sospinge i nostri giovani verso l' assenza di mondo, verso il ritiro autistico, verso la coltivazione di mondi isolati (tecnologici, virtuali, sintomatici), la Scuola è ancora ciò che salvaguarda l' umano, l' incontro, le relazioni, gli scambi, le amicizie, le scoperte intellettuali. Un bravo insegnante non è forse quello che sa fare esistere nuovi mondi? (L' autore ha scritto "Cosa resta del padre?" per Raffaello Cortina).
Si ringrazia Nicoletta Costa per le immagini. 

lunedì 25 aprile 2011

Lettera di una madre Speciale

Cari Lettori, 
condivido con tutti la lettera testimonianza della Presidente dell'Associazione Angeli di Fontaniva che ha inviato alla radio padova104.com. 
La Sig.ra Martina ho avuto il piacere di conoscere personalmente in occasione del Seminario organizzato sul Metodo Feuerstein dalla sua Associazione. 

Cara padova104.com, 
come promessovi cercherò di scrivere un mio personale pensiero, per spiegare cos'è l'autismo ma soprattutto chi sono le persone autistiche.
Spiegarlo non è facile, non è facile soprattutto a chi non ne ha mai avuto a che fare anche perchè le poche informazioni che la maggior parte delle persone hanno sono a mio modesto parere molto superficiali.
L'autismo non lo nego è un mostro invisibile che si prende il cervello di bambini perfettamente sani e  non gli permette di fare anche le più semplici cose di vita quotidiana.
Il più delle volte questi bambini sono descritti come persone chiuse in un mondo tutto loro e non permettono a nessuno di entrarci. In realtà non è così, il loro mondo è un mondo diverso dal nostro, il loro mondo è un mondo dove tutto è elevato alla massima potenza, le emozioni in modo particolare. Hanno un'energia che noi non possiamo neanche lontanamente immaginare, un'energia che se correttamente incanalata si esprime in una voglia di vivere stupefacente . Il loro è un mondo apparentemente semplice, ma fatto di cose vive, reali. Di cose che noi abbiamo dimenticato quali il valore di un sorriso, di un abbraccio di un bacio.
Fortunatamente ora nonostante la gravità della malattia sono stati fatti molti passi avanti sia dal punto di vista medico ma soprattutto dal punto di vista della praparazione delle persone che vengono affiancate a questi bimbi che io amo definire speciali: con insegnanti di sostegno e operatori sanitari preparati e con nuove terapie possono essere raggiunti livelli di autonomia ottime, come nel caso di mia figlia che ora a 13 anni è una ragazzina, felice, di facile gestione, una bimba che fa una vita serena, ma soprattutto che mi ha insegnato a vivere serenamente la mia condizione di mamma speciale.
Ho imparato attraverso mia figlia a capire le persone dagli sguardi, perchè attraverso gli sguardi io ho imparato a comunicare con lei, ho impararato a non mentire, perchè i bimbi autistici non mentono mai, ma soprattutto ho imparato ad amare, a donarmi agli altri senza aspettarmi nulla in cambio perchè l'amore incondizionato e infinito di mia figlia mi ha fatto capire che l'amore è la chiave di volta che cambia la nostra vita.
Ma soprattutto mia figlia mi ha insegnato attraverso gli enormi sforzi che ha fatto per raggiungere obiettivi che a noi appaiono semplici quali parlare, leggere o scrivere, che nulla è impossibile...........basta crederci.