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giovedì 21 aprile 2011

Il Metodo Feuerstein: una nuova visione Pedagogica

Attraverso l'applicazione del Metodo Feuerstein, nozioni acquisite sull'intelligenza umana si vanno rivalutando.  
Intere generazioni di educatori, psicologi e medici hanno alimentato la diatriba sulla natura dell'intelligenza umana, che loro asserivano essere predeterminata da fattori biologici ed ereditari. 
Queste conclusioni, di fatto, rendevano categorico che un normale livello di apprendimento e d'integrazione sociale venisse precluso ai soggetti di cui parliamo. 
Il Metodo Feuerstein, sviluppato e perfezionato nell'ultimo mezzo secolo, ha sfidato quelle conclusioni e ha ridato speranza a decine di migliaia di persone nel mondo intero. 
Le teorie e i metodi messi a punto attraverso l'iniziativa di Feuerstein hanno fornito ad insegnanti, pedagogisti ed educatori gli sturmenti necessari a identificare e sviluppare il potenziale nascosto in ogni persona. 
Feuerstein, nel suo approccio sostiene che chiunque è capace di cambiamenti cognitivi considerevoli, indipendentemente dalle proprie facoltà mentali specifiche. Le teorie che egli ha sviluppato e sperimentato hanno dimostrato che non i fattori genetici o organici, nè l'esperienza acquisita o i fattori socioculturali a determinare la facoltà di una persona di acquisire delle conoscenze; al contrario, è piuttosto la metodologia pedagogica, ossia il modo in cui l'insegnamento viene dispensato, che costituisce il fattore determinante della capacità di apprendimento. 
La particolarità di questo metodo risiede nel fatto che esso si adatta ai bisogni specifici e alle competenze particolari dell'allievo. I metodoi precedenti erano principalmente basati sul quoziente di intelligenta (QI). Feuerstein ha dimostrato che il potenziale d'apprendimento di un allievo è un fattore ben più pertinente per il suo sviluppo rispetto ai risultati in termini di QI. 
Feuerstein applicò inizialmente il suo metodo ai bambini immigrati in Israele tra la fine degli anni quaranta e l'inizio degli anni cinquanta. 
Col passar del tempo, appparve chiaro come il valore dell'approccio andasse ben al di là del limitato campione demografico. 
Oggi il metodo viene applicato a bambini e adulti con diversi tipi diversabilità: 
-Disturbi Specifici dell'Apprendimento 
- Sindrome di Down o altre Sindromi genetiche 
- Disturbo dello Spettro Autistico 
-Disturbo della Comunicazione 
- Disturbi comportamentali, ADHD, 
-Ritardi Cognitivi 
-Lesioni cerebrali gravi 
- Ritardi cognitivi provocati dal un ambiente socioculturale sfavorevole.
Per ulteriori informazioni riguaro la posssibilità di applicazione del Metodo Feuerstein potete inviarmi una mail al seguente indirizzo:m.boninelli@unive.it 

martedì 25 gennaio 2011

La mediazione a scuola

La scuola è un organismo complesso intenzionalmente educativo e in quanto tale è un
contesto di attività dove interagiscono differenti stili di comunicazione, diverse opinioni e forme di pensiero, diversi contenuti di conoscenza e modalità di presentazione. Tale complessità necessità di una “programmazione delle strategie di pensiero”, che riguarda le modalità di natura procedurale necessarie all’apprendimento.
Tale programmazione di fatto non viene del tutto applicata nella scuola e diventa alquanto difficile per un operatore della scuola rispondere alle seguenti domande:
1) quali strategie di pensiero possono essere attivate nello studio di una disciplina?
2) quale rapporto esiste tra strategia cognitiva e contenuto di apprendimento?
3) come regola un ragazzo l’organizzazione dei suoi atti mentali quando svolge un compito o studia una lezione?
Prendere coscienza “che per apprendere bisogna anche saper manovrare solide procedure di pensiero” significa impostare la programmazione didattica non solo sui contenuti disciplinari, ma anche e soprattutto su come detti contenuti possono non solo essere appresi, contestualizzati e trasferiti.
A scuola spesso i contenuti hanno la predominanza sulla procedure e sulle strategie apprenditive;
Poca o nessuna rilevanza viene data al processo apprenditivo dell’allievo e tantomeno alla presa di coscienza dell’allievo di tale processo.
Il lavoro del docente spesso è reso difficile dalla crescita del giovane allievo, il quale mette “continuamente in gioco componenti strategiche di pensiero che, se quotidianamente guidano e sorreggono la sua esperienza evolutiva, nello stesso tempo condizionano costantemente il suo divenire (in quanto prodotto di una realtà personale, storica, sociale e culturale).
In questo senso diventa oltremodo necessario che il docente si attrezzi di “strumenti” per poter intervenire in modo adeguato nel processo di apprendimento dei propri alunni.
La mancanza di tali strumenti provoca, nella scuola, problematiche relative alla dispersione di risorse psicologico-cognitive sotto forma di inadeguatezza e di malessere educativo e scolastico.
In questo senso, come afferma il Prof. Mario Di Mauro, si ha:
· dispersione del potenziale cognitivo là dove l’attività formativa che normalmente si svolge in aula non è calibrata sulle effettive caratteristiche del soggetto ma sui contenuti da trasferire;
· dispersione di natura istituzionale là dove il sistema non riesce a tutelare i passaggi da un grado all’altro di istruzione perché ciascuno non è strutturato in continuità con quelli che lo precedono;
· dispersione di natura pedagogica e didattica quando si permette la brusca transizione da una pedagogia dell’accompagnamento propria della scuola dell’obbligo ad una dell’autonomia che caratterizza la scuola secondaria superiore;
· dispersione di risorse se c’è mancanza di conoscenza e di competenza sulle caratteristiche proprie delle fasi di crescita psicologica che l’adolescente vive.

La scuola, oggi, ha il dovere di promuovere in tutti e in ciascuno la consapevolezza metaconcettuale in quanto fattore cruciale nella continua attività di ristrutturazione delle conoscenze individuali.
In questo senso “l’educazione cognitiva, intesa come attività di insegnamento che riguarda l’uso del sistema di pensiero di cui ciascuno è dotato” si pone come fine fondamentale quello di insegnare ai giovani ad imparare a imparare.
L’insegnamento fino a ieri aveva come fine il trasferimento di conoscenze relative a discipline ben determinate, senza che all’allievo fosse data l’opportunità  di poter utilizzare detti saperi in situazioni sempre nuove.
La scuola di oggi ha come fine lo sviluppo delle capacità cognitive dell’allievo dandogli
l’opportunità di tradurle in abilità funzionali. Tutto ciò richiede al docente la conoscenza e la capacità di adoperare veri e propri programmi di educabilità cognitiva, al fine di poter dare risposte concrete alle esigenze dei giovani attrezzandoli di quelle competenze necessarie a gestire il proprio processo di apprendimento.
La modificabilità è la possibilità di condurre un individuo qualunque sia la sua età e la sua
condizione di partenza a saper valutare il proprio funzionamento cognitivo, individuando i punti di forza e di debolezza e prendendo coscienza delle strategie utili in relazione agli obiettivi da conseguire e ai compiti da risolvere. I
l tutto in un processo che, travalicando i limiti temporali
dell'esperienza scolastica, diventa capacità di apprendimento autonomo e costante.
Gli studi del Vygotskij e ancor di più del Feuerstein hanno messo in evidenza che interagendo in modo corretto con il soggetto che apprende si favorisce il suo processo apprenditivo.
In tale contesto il concetto di mediazione assume rilevanza perché con esso si sostanzia la
possibilità che un educatore (genitore, insegnante, operatore) ha nell’organizzare, prevedere ed analizzare le interazioni necessarie all'educabilità cognitiva di un soggetto. Il mediatore agisce in modo che tutte le informazioni divengano conoscenze e metaconoscenze. Ciò significa permettere di imparare ad interpretare, organizzare e strutturare le informazioni ricevute dall'ambiente e di rendersi totalmente autonomo all’interno del processo di apprendimento.

tratto da: www.irsmef.it  di Salvatore Pappalardo. 
Si ringrazia Nicoletta Costa per le immagini. 
Per ulteriori informazioni su come lavorare con gli alunni attraverso la Pedagogia della Mediazione del Prof.re Reuven Feuerstein, potete contattarmi al seguente indirizzo mail: m.boninelli@unive.it

martedì 16 novembre 2010

Il Metodo Feuerstein e l'Esperienza di Apprendimento Mediato

Uno dei punti base del Metodo Feuerstein è il potenziamento cognitivo. 
Potenziamento che avviene grazie ad un tipo di ‘relazione’ tra l’applicatore del metodo e il bambino, che viene chiamata Esperienza di Apprendimento Mediato.
Ma, che cos’è questa Esperienza?
Il primo passo da compiere è l’identificazione di quali sono i punti di debolezza (da rafforzare) che determinano funzioni cognitive non adeguatamente sviluppate.
Tali punti di debolezza (insieme ovviamente, ai punti di forza del bambino) vengono valutati con dei test specifici che misurano il potenziale cognitivo individuando come lavorano le funzioni cognitive del bambino nella risoluzione di problemi.
Le funzioni cognitive possono essere carenti:
- nel momento di ‘entrata’ dell’input da elaborare, quindi sono funzioni carenti nel momento in cui il bambino deve raccogliere tutti i dati necessari che lo porteranno alla riuscita del compito;
- nel momento di elaborazione, che si verifica dopo la raccolta dei dati quando il bambino pensa ad una possibile soluzione;
- nel momento della risposta, cioè quando il bambino dopo aver raccolto i dati e dopo averli elaborati deve ‘trasformare’ ciò che ha ‘raccolto ed elaborato’ in una risposta che sarà poi il risultato al compito.
E’ possibile trovare delle carenze sia in tutte e tre le fasi, sia in due di esse che in una sola. Anche se la difficoltà è in una sola delle fasi, questa può influenzare pesantemente l’efficacia delle altre. E, comunque sia, la risposta sarà non corretta.
Spesso, quando le carenze sono tante, i bambini vengono valutati aventi ritardo cognitivo.
Feuerstein è un convinto sostenitore che le capacità cognitive possono essere potenziate, basandosi sul principio che l’intelligenza non è un fattore predeterminato e stabile, ma un elemento che può evolversi.
L’applicatore del metodo Feuerstein, quindi, si ‘frappone’ in diversi punti del momento dell’apprendimento con la funzione di ‘mediatore’.
In pratica in uno schema di Stimolo-Organismo(bambino)-Risposta, il mediatore (H) si posiziona così:
H – Stimolo – H – Organismo – H – Risposta - H
Il mediatore quindi si interpone tra gli stimoli e l’organismo che li riceve, selezionandoli, organizzandoli, suddividendoli, per fare in modo che l’organismo-bambino apprenda nel modo che per lui è più adeguato e diventi consapevole di se stesso e del proprio modo di ragionare per arrivare ad una autonomia nell’apprendere tipico di chi è giudicato intelligente.
Un esempio per semplificare, preso da uno dei libri di Nessia Laniado:
"abbiamo fretta. Come al solito, siamo in ritardo di quei cinque minuti, indispensabili per poter arrivare in tempo ad un appuntamento alla mutua che non possiamo assolutamente posticipare, pena perdere il turno in una coda interminabile. Marco, 4 anni, è lì con il cappottino di traverso perché, come al solito, ha infilato i bottoni nelle asole sbagliate".
Come ci comportiamo?
Possiamo azzardare due ipotesi principali:
- inteneriti, ci chiniamo, gli diamo un bacio e, in un baleno, aggiustiamo il ‘pasticcio’;
- siamo irritati per il contrattempo. Sbuffando, strapazziamo Marco, gli mettiamo a posto il cappottino e usciamo.
In entrambi i casi, il nostro scopo è ottenuto: arriviamo in tempo per l’appuntamento.
Ma a quale prezzo? In entrambi i modo Marco non ha imparato ha infilare i bottoni nelle asole giuste. In più, gli abbiamo comunicato tramite i nostri comportamenti:
- ‘non preoccuparti, ci sarà sempre qualcuno a tirarti fuori dai pasticci’;
- ‘sei un buono a nulla: se non ci sono io, non sei nemmeno capace di abbottonarti il cappotto’.
C’è però una terza possibilità!
Qualcuno, potrebbe interpretare le esperienze di Marco, riordinarle, organizzarle, raggrupparle frapponendosi tra lui e ‘i bottoni’ per fare in modo che riesca da solo a capire come poter fare per allacciarli bene.
Come?
Pensando semplicemente alle operazioni mentali che sono necessarie per eseguire l’azione del ‘abbottonarsi il cappotto’:
- decidere di accostar i due lati del cappotto: quello con le asole e quello con i bottoni;
- andare al primo bottone e alla prima asola, allineandoli;
- infilare il bottone nell’asola;
- e continuare così con il resto dei bottoni;
- controllare, alla fine, di non aver saltato nessuna asola.
In questo modo avremmo potuto creare una Esperienza di Apprendimento Mediato e Marco avrebbe avuto delle possibilità in più ad imparare da solo. (Se si ha proprio fretta, ci si può ripromettere di insegnarglielo in un altro momento).
Sicuramente Marco avrebbe prima o poi imparato da solo ad abbottonarsi bene il cappotto, ma l’Esperienza di Apprendimento Mediato lo avrebbe predisposto ad imparare nuove cose con motivazione ed entusiasmo e gli avrebbe insegnato la capacità di apprendere da solo.
La mediazione fatta con intenzionalità, reciprocità, trascendenza e trascendenza del significato crea l’Esperienza di Apprendimento Mediato.
articolo scritto da Dr.ssa Paola Romitelli
tratto da www.prisma.org

lunedì 8 marzo 2010

Il Metodo Feuerstein e i processi di apprendimento


"Oggi a fronte di situazione di disabilità cognitive variamente acclarate l’attenzione si va rivolgendo sempre di più alle modalità di funzionamento del pensiero e allo sviluppo di quelle abilità cognitive che sembrano per qualche ragione compromesse.
Numerosi studiosi ritengono che i problemi di apprendimento non siano di fatto imputabili ad un basso QI più o meno biologicamente determinato ma piuttosto all'incapacità di mettere in atto processi che permettono di acquisire e usare nuove conoscenze.
Si parla in questo caso di "educabilità cognitiva" per indicare un processo di insegnamento-apprendimento volto all’uso di un sistema operativo di base, utilizzabile e generalizzabile in ogni contesto e campo possibile.
Per rispondere a questi bisogni si sono sviluppati differenti orientamenti di ricerca, tra i quali uno particolarmente ricco di sviluppi è quello della Pedagogia della Mediazione.
 La Pedagogia della Mediazione é un modello elaborato a partire dall’osservazione dell'attività educativa che si attua nei confronti di un bambino all'interno di un gruppo sociale. Psicologi come Vygotsky e Feuerstein hanno individuato una serie di modalità di interazione interpersonale che tendono a favorire il processo di apprendimento  nei bambini come negli adolescenti e negli adulti.
In tale contesto il concetto di mediazione assume rilevanza perché con esso si sostanzia la possibilità che un educatore (genitore, insegnante, operatore) ha nell’organizzare, prevedere ed analizzare le interazioni necessarie all'educabilità cognitiva di un soggetto. Il mediatore agisce in modo che tutte le informazioni divengano conoscenze e metaconoscenze. Ciò significa permettere di imparare ad interpretare, organiz­zare e strutturare le informazioni ricevute dall'ambiente e di rendersi totalmente autonomo all’interno del processo di apprendimento.
 All'interno della corrente mediativa che ha caratterizzato le ricerche degli ultimi trent’anni gli studi psico-pedagogici di Reuven Feuerstein si distinguono per il fatto di avere messo a punto degli strumenti operativi, sia per valutare l'abilità cognitiva attraverso modalità dinamiche (l’LPAD - Learning Propensity Assessment Device) che permettono di determinare la capacità di apprendimento di un individuo, sia per produrre il recupero di carenze cognitive responsabili delle difficoltà di apprendimento (il FIE – Feuerstein Instrumental Enrichment noto in Italia come PAS – Programma di Arricchimento Strumentale).  

venerdì 4 dicembre 2009

La formazione Feuerstein e l'insegnamento

Il Metodo Feuerstein può essere utilizzato benissimo in un contesto classe, in quanto aiuta l'insegnante a possedere ed utilizzare più strumenti per accedere al potenziale cognitivo dei propri allievi. 
Lo sostiene nella convinzione che la capacità di pensare si può insegnare anche a partire da situazioni di difficoltà senza sentirsi impotente, senza dover gettare la spugna. 
Il Metodo Feuerstein gli consente di dare praticabilità didattica al principio della "diversità intesa come risorsa" , non facile da gestire nel micromondo dell'aula, in cui la diversità di tempi, di modi, di stili, di motivazione, di convinzioni, di esperienze culturali devono poter interagire in un cammino di apprendimento condiviso. 
Infine stimola a riflettere sulla qualità della relazione educativa- la mediazione- che cambia radicalmente da quella tradizione quando l'intenzionalità diventa orientata all'insegnare a pensare. 
Uno dei presupposti teorici dell'educazione cognitiva sostiene che il bambino impara a pensare e ad apprendere essenzialmente grazie agli sforzi di mediazione delle persone che lo circondano per mezzo dell'influenza di mediazioni educative efficaci. 
Ester Lombardini in "L'applicazione del Metodo Feuerstein nei diversi 
ambiti, AAVV - Associazione Connessioni, 2009" pag. 29
pubblicato da
Maria Luisa Boninelli

giovedì 3 dicembre 2009

Il Metodo Feuerstein: una didattica per l'Integrazione

E' sempre più diffusa la convinzione che per aumentare la qualità inclusiva dell'offerta formativa e didattica sia necessario attivare, per tutti gli alunni diversamente abili e non, quei principi tipici di metodologie che si avvalgono degli studi psicopedagogici più recenti.
Di fatto " I bisogni educativi speciali" non sono solo dello studente diversamente abile, cosi come viene definito e stabilito dalla legge 104/92, ma esiste un buon 10-15% di alunni che incontrano significative difficoltà di apprendimento e di relazione. Se si pensa, inoltre, la presenza nella scuola di alunni con disturbi specifici di apprendimento è sempre più in aumento, (circa il 4% per ogni istituto) la percentuale sopra presentata va sicuramente ad incrementarsi.
Gli studi sulle difficoltà di apprendimento chiariscono sempre più i confini tra i disturbi specifici di apprendimento, dislessia, discalculia, disturbi di attenzione ed iperattività, disturbi visuo spaziali, ecc, e altre forme di difficoltà di apprendimento dovute a scarsa stimolazione, motivazione, difficoltà socio-culturali, handicap indotti provocati dall' ambiente che circorda il soggetto in educazione.
Gli studi sulle differenze individuali, sulla pluralità  delle intelligenze e sull' individualità degli stili di apprendimento e di pensiero, pensiamo a Gardner, De Beni e Zamperlin, lo stesso Sternberg e Spear-Swelling, ci confermano che quando entriamo in un contesto classe abbiamo davanti a noi 23 teste ben fatte alla cui base sta la regola delle essere gli uni completamente diversi dagli altri dal punto di vista del metodo di studio sia dell' apprendimento. 
Avere una classe eterogenea è la regola per cui si dovrebbe individualizzare l'offerta formativa per tutti gli alunni, normodotati e non. 
I programmi di natura metacognitiva, elaborati a partire dagli anni '80, con lo scopo di insegnare a pensare, stanno diventando sempre più un importante risorsa a cui attingere per una didattica dell'integrazione attenta e mirata ad ogni singola persona.
Entro questo ricco filone di ricerca di una didattica per la " Speciale Normalità" delle classi, si colloca il Metodo Feuerstein.
La proposta pedagogica presenta un contributo fondamentale ed fortemente innovativo sul come si può lavorare sul potenziale di apprendimento sia di soggetti disabili "normali" , appartenenti anche a culture diverse e si caratterizza come uno dei primi approcci metacognitivi in ambito educativo e riabilitativo.
pubblicato da
Maria Luisa Boninelli

martedì 28 ottobre 2008

Feuerstein ed applicazione scolastica

Non è errato presupporre che la scuola modifichi e potenzi, di per sé, le abilità cognitive degli individui. Ma lo fa in maniera caotica, turbolenta, quasi mai in modo tale che l'apparato formativo sia consapevole dei traguardi formativi raggiunti. L'approccio di Feuerstein è invece sistematico, basato sulla teoria della Modificabilità Cognitiva. Tutti i metodi di insegnamento si basano in un modo più o meno esplicito sull'ipotesi di modificabilità dell'intelligenza umana. Ha senso insegnare qualcosa solo se è possibile alterare opportunamente le capacità di ragionamento di un individuo. Come conseguenza, se in un certo istante una persona non è in grado di compiere una determinata operazione, non possiamo escludere che in un istante successivo la stessa persona riesca dove in precedenza ha fallito. Affermazioni del tipo "non può imparare perché è troppo stupido" non possono essere accettate nell'ottica del metodo Feuerstein. A qualsiasi età e in qualsiasi condizione fisica o psicologica, è possibile plasmare le proprie abilità cognitive e migliorare la qualità dell'interazione con l'ambiente, come Feuerstein stesso e le sue scuole disseminate in tutto il mondo hanno dimostrato operando su centinaia di casi apparentemente "disperati". La modificazione dell'individuo passa attraverso la mediazione, che può essere esperta o meno. Una madre esercita l'azione mediatrice sul bambino fin dalla nascita: sceglie gli stimoli adatti e li interpreta, li fa uscire dal contesto concreto, li trasforma in significati, in valori. Un mediatore esperto non fa altro che applicare gli stessi principi della mediazione in maniera consapevole, disponendo tra l'altro di uno strumento cartaceo, il P.A.S. (Programma di Arricchimento Strumentale), un contesto strutturato alternativo agli stimoli ambientali e ai contenuti scolastici. Feuerstein riduce tutti i casi di mancata efficacia dell'azione formativa della scuola (oltre che, più in generale, del "debito formativo" dell'individuo) alla carenza di esperienze di apprendimento mediato, superando tutti i particolari casi di deficit ambientali o genetici di ciascun individuo.
Per l'applicazione corretta del metodo bisogna rispettare rigorosamente tre vincoli:

- il tempo di esposizione ad esperienze di apprendimento mediato deve essere sufficientemente lungo,
- il formatore deve applicare correttamente il metodo.
- Deve esistere un contesto adeguato che riponga fiducia e interesse nell'intervento, sia pronto a recepire le aspettative create nel rapporto allievo-mediatore e a riconoscere e valorizzare i cambiamenti ottenuti nell'allievo.